Roma, 21 dic – “Ora dobbiamo aspettarci rifiuti, boicottaggi, accelerazioni del conflitto e gravi atti di violenza, per posizionarsi prima del cessate il fuoco. Ci saranno momenti nel futuro immediato in cui tutto sembrerà di nuovo perso. Bisognerà capire che ciò non rappresenta la fine del negoziato, e mantenere la pressione per sostenerlo”. Lo afferma Staffan de Mistura, inviato dell’Onu in Siria ed ex sottosegretario agli Affari Esteri italiano, in una intervista alla Stampa, nella quale spiega la road map per Damasco: “La sensazione generale è che non c’è alternativa alla soluzione politica: l’Onu è una barca e il vento ha iniziato a spingerla. L’agenda è molto ambiziosa, forse troppo, ma è giustamente voluta così per marcare che non c’è tempo da perdere. Governo inclusivo e non settario, tregua, costituzione, elezioni entro 18 mesi. Faremo gli inviti per vederci a Ginevra a fine gennaio. La prima prova sarà verificare quante parti verranno davvero, e parlare di cose concrete. Quanto è avvenuto a Riad con le opposizioni aiuta a credere che le fazioni più dure sono pronte a discutere una soluzione politica. Anche il governo lo dice, dobbiamo verificare. La prova sarà fra gennaio e febbraio, quando ci saranno altri appuntamenti che possono avere influenza geopolitica”. Il segretario generale Ban Ki-moon ha detto che Assad potrebbe restare per qualche mese: poi sarà costretto ad andare via? “I siriani devono decidere. Se abbiamo l’ambizione di arrivare entro 18 mesi a vere elezioni nazionali che includano i rifugiati, supervisionate dall’Onu, quello sarà il momento vero dove si vedrà cosa vogliono. Il segreto è permettere ai siriani di scegliere liberamente, quando l’Onu potrà garantire un risultato vero, rappresentativo del volere di tutta la popolazione”. Chi farà rispettare la tregua contestuale al negoziato? “Ci sono due interpretazioni. Una dice che dovrà cominciare all’inizio del negoziato; l’altra che partirà quando dai colloqui emergerà una governance inclusiva. Noi ci prepariamo a varie modalità, ma puntiamo su un cessate il fuoco complessivo”.
(red)