Dublino o Schengen: è ora di scegliere. L’aut aut arriva dal ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, che sul fenomeno migratorio ribadisce ancora una volta la linea del governo. “L’Unione europea somiglia a un condominio dove ciascuno litiga coi vicini” aveva detto in un’intervista alla Stampa; “Le regole di Dublino non reggono con i flussi attuali” era il monito lanciato ieri dalle pagine dell’Unità. Una nuova occasione per fare il punto sulla situazione migranti è arrivata dal convegno “Migrazioni e relazioni internazionali: l’agenda Italia-Africa”, e Gentiloni insiste: “Il rischio che l’Europa corre – afferma durante l’evento tenutosi alla Farnesina – è che quanto più cocciuta e accanita è la difesa dello status quo delle regole di Dublino, tanto più difficile sarà salvaguardare i principi di libera circolazione delle persone”.
CAMBIARE LE REGOLE IN EUROPA – Si mantenga pure “la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici”, ma il punto è un altro; la partita, infatti, va giocata in Europa, “in una dimensione comune” e prima ci rendiamo conto che “le regole che abbiamo ereditato negli ultimi 20-25 anni non sono più adeguate” meglio è. Dublino o Schengen, quindi, perché “le due cose insieme fanno molta fatica a tenersi l’una con l’altra” sottolinea il titolare della Farnesina ricordando, per esempio, come nel 2014 siano entrati in Grecia via mare 851mila migranti e “secondo i regolamenti di Dublino avrebbero dovuto essere accolti dal Paese di primo arrivo, ma tutti sappiamo che questo non è possibile”. Il capo della diplomazia italiana invita ad andare avanti e a “superare l’assetto che ci siamo dati o si rischia di mettere in crisi i pilastri dell’Unione”. L’alternativa quindi, non è “su quali siano gli strumenti per risolvere” la questione, ma “tra subire o provare a governare il fenomeno”.
L’AGENDA ITALIA-AFRICA – Proprio qui entra in scena l’Africa, da considerare secondo Gentiloni “non più un continente perduto”, ma “un’area dalle tante opportunità e un asse fondamentale della nostra strategia di politica estera”. E’ in questo scenario che il Belpaese ha “l’occasione di dare il proprio contributo affinché il continente in bilico si muova nella giusta direzione”. Infrastrutture, energia, lavoro sulle Pmi, ma soprattutto stabilizzazione politica, sviluppo sociale ed empowerment femminile: è quello di cui ha bisogno l’Africa, afferma il ministro, e nonostante siano “prospettive difficili, sono alla portata del Continente, alle quali l’Italia vuole dare il massimo contributo”, anche con “una conferenza ministeriale a maggio a Roma”. L’agenda Italia-Africa, ha ricordato il titolare della Farnesina, è un “tema centrale nella nostra strategia di politica estera”. (Sip – 12 gen)