(12 gennaio 2016) C’è una notizia buona anche se non nuovissima che ci consente di uscire dal piagnisteo mediatico che accompagna le nostre giornate.
La notizia è che grazie a due magistrati di Milano – Francesco Greco e Adriano Scudieri – è tornata nella casse dello Stato almeno una parte dei denari che l’Apple ha sottratto al fisco italiano. Si tratta di 318 milioni di euro, che non sono briciole, tanto più per un paese indebitato come il nostro. Per molti anni la multinazionale ha assegnato gli incassi fatti nel nostro Paese alla sua filiale irlandese, pagando così le imposte a Dublino, dove il trattamento fiscale è molto più favorevole. Con questa manipolazione contabile, che in gergo viene chiamata “esterovestizione”, ma che i magistrati italiani hanno esplicitamente rubricato come “omessa dichiarazione dei redditi”, l’erario è stato truffato di ben 880 milioni di imposte Ires. Altri 150 milioni dovrebbero essere recuperati da una truffa analoga realizzata a danno dell’Italia da Google.
Queste vittorie di Davide contro Golia – osserva il sociologo Domenico De Masi – debbono inorgoglirci perché sono le prime in Europa e aprono la strada a una più vasta presa di coscienza degli Stati membri rispetto alle mega-elusioni fiscali delle multinazionali.
E’ ben vero che nell’ambito dell’accordo raggiunto con l’Agenzia delle entrate Apple ha avuto uno sconto di circa due terzi rispetto a quanto avrebbe dovuto pagare. Ma in compenso si è impegnata a non far ricorso al giudice tributario, che – visto la nostra granitica cultura garantista – probabilmente le avrebbe dato ragione.