Le riforme accelerano, ma non smettono di provocare polemiche. Approvato solo la settimana scorsa alla Camera per la seconda volta, il ddl Boschi è tornato oggi al Senato per la terza (e ultima) lettura che già domani dovrebbe vedere la luce. Palazzo Madama ha previsto infatti tempi brevissimi per il terzo passaggio, dando come deadline per la fine della discussione generale le ore 17 di domani. Ovviamente, tempi troppo stringenti per l’opposizione: “Ci siamo iscritti a parlare, ma il capogruppo del Gruppo cui appartengo e altri miei colleghi non sono riusciti neanche a prendere la parola in Commissione e questo è un fatto gravissimo” tuona Michele Giarrusso, di M5S, e con lui Loredana De Petris (Si): “Questo non è neanche contingentamento, ma molto di più. Qui ci troviamo di fronte a quella che in gergo si chiama tagliola. Questa volta non ci sono da tagliare gli emendamenti, ma ci sono da tagliare la parola e il dibattito”. Questo nonostante la presidente della Commissione Affari costituzionali Anna Finocchiaro (che non è relatrice in aula, non essendosi conclusi i lavori) ricordi che “le sedute in commissioni non sono state pienamente sfruttate dai colleghi per i loro interventi e quindi si sono entrambe interrotte precocemente e sono intervenuti in discussione 45 senatori”.
CRITICHE E MERITI – Sul merito delle riforme, critiche e meriti sono ormai ben noti: da registrare però la posizione di Gaetano Quagliariello, partito come elemento di spicco dei ‘saggi’ per le riforme, a contestatore: “Siamo partiti quasi tre anni fa cercando di unire il Paese nel segno di una riforma necessaria. Abbiamo iniziato questa legislatura nel segno di una speranza antica: a oltre metà legislatura non posso fare a meno di prendere atto di ciò che di quella speranza è rimasto. Si sta realizzando un preoccupante accentramento di potere”. Per chi non vuole rassegnarsi, c’è sempre l’opzione del referendum finale sulle riforme costituzionali, ormai pressoché ufficiale: già fioccano i Comitati per il No: soltanto nella giornata di domani ne saranno presentati due, uno facente capo a Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, l’altro a Mauro, Compagna e Giovanardi. La battaglia è solo iniziata. (PO / Sis – 19 gen)