Non accetta lezioni dell’Europa Matteo Renzi. Lo dice al Parlamento di Accra, durante la sua visita in Ghana: “E’ finito il tempo in cui l’Europa ci dice cosa dobbiamo fare – afferma il presidente del Consiglio – Noi diamo a Bruxelles venti miliardi e ne riceviamo undici. Vogliamo lavorare ma non prendiamo lezioncine, è finito quel tempo, l’Italia ha fatto le riforme”. Si apre così un nuovo capitolo del braccio di ferro che il premier ha intavolato con la Ue, un’istituzione, sottolinea, che “sembra tanto lontana dai valori dei nostri padri fondatori, le persone che 60 anni fa hanno firmato un trattato per far nascere la Comunità europea”. Il punto critico è il deficit, sul quale Renzi chiede di non far gravare i contributi degli Stati Membri per far fronte all’emergenza immigrazione: “Se vogliamo risolvere il problema – sottolinea i premier – serve una strategia di lungo periodo, non polemicucce da quattro soldi”. Niente “lezioncine”, quindi: “Noi continueremo a salvare vite umane in mare, ma l’unico modo per risolvere la situazione è fermare il traffico di essere umani. La dignità umana è la cosa più importante al mondo”.
DIFENDERE SCHENGEN – Renzi chiede all’Europa maggiore flessibilità sulle risorse, maggiore attenzione a quanto avviene ne Mediterraneo e la difesa di Schengen. In Ghana, Renzi ha quindi evidenziato l’impegno italiano nella lotta al traffico di esseri umani: “Mettiamo in carcere più di mille persone responsabili dei traffici, ma diamo un messaggio: se lavoreremo insieme potremo costruire un mondo nuovo”. Da qui l’annuncio di nuovi investimenti in Africa: “Per lungo tempo i popoli europei non hanno considerato l’Africa come una opportunità ma solo come un problema. Ma le relazioni tra Europa e Africa rappresentano una grande opportunità. Eni qui ha firmato accordi fino al 2036” perché “bisogna avere una visione strategica. Il Ghana ha bisogno di maggiore rapporto con l’Italia e l’Unione Europea, c’è bisogno di avere una strategia di lungo periodo e non polemiche”. Le parole di Renzi hanno trovato la replica di Manfred Weber, presidente dei deputati del Ppe: “La Commissione europea negli ultimi anni ha dato massima flessibilità. Ma ora anche i commissari socialisti, penso a Moscovici, constatano che non ci sono più ulteriori margini per maggiore flessibilità”. (Caf – 2 feb)