Roma, 9 feb – “In questa solidarietà al regime egiziano l’Italia è in prima fila: ne ha fatto uno dei pilastri della sua politica estera. Non è questo l’atteggiamento che dovrebbe caratterizzare la politica estera di un Paese governato dalla sinistra, come l’Italia” “questo ragazzo è stato ammazzato m modo barbaro. Ed è stato ammazzato, oramai è evidente, per il suo impegno civile, per il suo essere attivamente partecipe di un movimento di libertà, in un Paese che è oppresso da una feroce dittatura militare, dove tortura e assassinio sono la regola”. Così Massimo D’Alema parla del caso Regeni in una intervista alla Stampa. Secondo l’ex presidente del Consiglio “in questa fase c’è grande imbarazzo nel governo italiano, che non potrà contentarsi di versione ufficiali, francamente ridicole e dovrà portare fino in fondo le sue domande di verità e giustizia”, “se si fosse trattato di un ragazzo egiziano, il tutto sarebbe stato archiviato così: incidente d’auto. Ma questo è l’Egitto, da quando i militari hanno rovesciato con un colpo di Stato un governo legittimamente eletto, che pure aveva compiuto molti errori. Hanno condannato a morte il presidente eletto dal popolo, hanno rimesso in prigione il leader spirituale dei Fratelli musulmani che vi aveva trascorso già 12 anni sotto Mubarak. Tutto questo è avvenuto con la sostanziale comprensione dell’Occidente e dell’Europa”. E conclude: “C’è un errore storico dell’Occidente, il pensare che le dittature fermino i fondamentalismi. Una coazione che si sta ripetendo in Egitto: dove aver eliminato in quel modo il maggior partito egiziano sta spingendo una quota significativa di giovani verso posizioni radicali”.
(red)