Roma, 15 feb – “Dall’Egitto non sta arrivando la verità”. Usa Lo afferma il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, in una intervista al Quotidiano Nazionale parlando dell’omicidio di Giulio Regeni: “Se vogliamo mantenere il nostro decoro nazionale e il nostro ruolo nel Mediterraneo dobbiamo pretendere la verità. Ricordo il Craxi di Sigonella che in poche ore, decise, andando contro gli americani, di imboccare la strada della difesa della dignità nazionale. Ora su Craxi si possono, avere visioni diverse, ma quella fu una delle pagine più importanti della nostra politica estera. Mi auguro che Renzi non si accontenti delle verità di comodo”. E aggiunge: “Il fatto che ci sia un rapporto speciale tra noi e l’Egitto non ci rende più deboli ma ci deve rendere forti e non può far dubitare l’Egitto su di noi. L’ho detto all’ambasciatore egiziano, che è in una posizione molto delicata, che la nostra amicizia con l’Egitto non può essere messa in discussione e l’abbiamo dimostrato. Ma proprio perché siamo amici, dagli amici non accettiamo le finzioni”. Quindi evidenzia che “bisogna contestualizzare la situazione egiziana con quello che è successo al nostro connazionale che certamente non è una spia ma solo un giovane serio ricercatore”, “il governo egiziano per difendersi dalle minacce jihadiste ha messo in campo tutti i mezzi leciti e anche quelli non sempre leciti. Apparati che dipendono dalle forze armate e altri dal ministero dell’Interno e io temo che questa storia si collochi in una sorta di antagonismo e competitività tra pezzi dello Stato. Non c’è stato un ordine politico di far fuori Giulio Regeni ma non escludo che per un drammatico eccesso di zelo di qualche apparato si sia ritenuto il nostro giovane parte di un puzzle più ampio e pericoloso per lo Stato”. Quindi conclude: “E’ ormai acclarato che le torture e l’atroce strazio di Regeni siano state un’opera di killeraggio da parte di gruppi di squadre speciali”.
(red)