Roma, 16 feb – “La cosa più importante è non lasciar cadere il caso, per far sentire la pressione sulla controparte egiziana”, “tutte queste torture erano note e non è che le cancellerie abbiano reagito con qualche severità nei mesi scorsi. Io capisco che l’Egitto è un partner importante per molte cose, ma anche l’auto censura totale a mio avviso non ha mai aiutato nessuno”. Così, al Gr3 Radio Rai, Emma Bonino interviene sul caso di Giulio Regeni. Secondo l’ex ministro degli Esteri e profondo conoscitore del Medio Oriente, in Egitto è “molto probabile che ci siano delle fazioni l’una contro l’altra. L’Egitto ha molti servizi di polizia che non sempre si parlano tra di loro. C’è la parte dei servizi segreti, ma c’è anche una parte che deriva dalla legge Nasser del 1956 dell’istituzione di squadre o squadroni più o meno ignoti, c’è l’istituzione di carceri cosiddette private, di cui non si sa neanche l’indirizzo”, “quindi è un sistema che era opaco già da prima e che sicuramente dalla presa di posizione di al-Sisi, si è ulteriormente frantumato, in più c’è tutta una parte della popolazione in carcere senza processo, molto spesso senza neanche un mandato di cattura preciso, non hanno molto spesso accesso agli avvocati e le famiglie non hanno accesso a loro, la situazione è veramente, veramente drammatica”.
(PO / red)