Come non detto. La notte (e i contatti tra i gruppi che si sono succeduti quasi a oltranza) non ha portato consiglio e stamattina il treno delle unioni civili, stoppato ieri sera dopo il ‘ no’ dei Cinque Stelle al supercanguro, non è più ripartito. Se ne riparlerà tra una settimana, precisamente a partire dal 24 febbraio, dopo che il Senato avrà licenziato il Milleprororoghe: il rinvio è stato chiesto, nella capigruppo convocata dal presidente Pietro Grasso, dal Partito democratico, che non ha ritenuto di imbarcarsi nel vietnam delle votazioni sugli emendamenti, specie col rischio di scrutinio segreto. Il resto, è tutto uno scambio di accuse di tradimento reciproco: Monica Cirinnà è scossa come se le avessero strappato un figlio, quando dice che “ho sbagliato, mi sono fidata del Movimento 5 Stelle e ne pagherò l’ errore, la mia carriera politica la chiudo con questo scivolone”. Alberto Airola, colui che ieri ha dato per primo l’ annuncio che M5S non avrebbe appoggiato il supercanguro, cerca di rassicurarla: “Non abbiamo tradito nessuno, vogliamo solo votare con metodi democratici. Ci sono solo 500 emendamenti, abbiamo gestito di peggio, si può fare anche adesso finita la capogruppo. Ci stiamo mettendo l’ anima su questa legge, vogliamo votarla e non e deluderemo i cittadini. Se un sottosegretario (Scalfarotto, ndr) mi dice ‘ siamo nelle vostre mani’ vuol dire che c’è qualcosa che non va, mi sembra eccessivo scaricarci questa responsabilità. Cirinnà si sente tradita? Noi abbiamo votato il testo suo, chiesto calendarizzazione del ddl decine di volte, abbiamo detto che voteremo tutto e i numeri ci sono: Mi dispiace per la Cirinnà ma noi in realtà continuiamo a sostenere il suo ddl”.
La stessa richiesta di rinvio non piace ai grillini, che avrebbero voluto iniziare a votare gli emendamenti sin da subito, da oggi pomeriggio: “Riteniamo inopportuno e inaccettabile un ulteriore rinvio, richiesto peraltro dal Pd su una legge e sulla quale il Movimento 5 Stelle non ha presentato alcun emendamento. Si voti subito, si finisca questa farsa e questo tirare la giacchetta una volta per tutte”. Ora però scatta la ‘ settimana di riflessione’, e bisogna capire come si evolveranno le cose, con quali premesse si tornerà in aula mercoledì prossimo. Ma Area Popolare, già gongola, e suggerisce al Partito democratico di ripartire insieme, con un testo che ovviamente non preveda la stepchild adoption. “Confermiamo la nostra disponibilità affinché una legge che dia diritti e doveri alle coppie omosessuali perché ce lo chiede il Paese, e continueremo a dare un apporto costruttivo, magari anche con un nostro sì al voto finale” spiega Renato Schifani, che auspica “che si possa trovare un’ intesa in questa maggioranza, come fatto per altre grandi riforme, senza intervenire su temi decisivi come quello della stepchild”.
(17 feb – PO / Sis)