Torino, 10 dic – “Il Comitato regionale Resistenza e Costituzione si adopera per tenere viva la memoria storica nei giovani. In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi sconfiniamo di nuovo nell’analisi del Risorgimento parlando di due volumi che trattano, forse, il più celebre personaggio di quell’epoca. Questo perché nel Risorgimento troviamo probabilmente la chiave per capire molto di quello che fu molti anni dopo la Resistenza e la Guerra di Liberazione”. Questo è quanto ha affermato, nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, il presidente del Consiglio regionale, Davide Gariglio, aprendo la presentazione – organizzata dal Comitato per il ciclo Filo Diretto – dei due volumi: “Garibaldi fu ferito. Storia e mito di un rivoluzionario disciplinato” di Mario Isnenghi e “Camicie rosse. I garibaldini dall’unità alla Grande Guerra” di Eva Cecchinato.
Ha presieduto l’incontro Roberto Placido, vicepresidente delegato al Comitato Resistenza e Costituzione, che ha chiesto un minuto di raccoglimento per la strage di operai alla Thyssen Krupp di corso Regina Margherita. Placido ha poi dato la parola al moderatore, Alberto Cavaglion, dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea che ha introdotto gli interventi degli autori: “maestro e discepola – ha spiegato il moderatore – che hanno confezionato due volumi molto diversi tra loro: proiettato nella realtà odierna il testo di Isnenghi, che rivaluta l’idea che la Resistenza è stato un secondo Risorgimento; il libro di Cecchinato, invece, da un volto al garibaldinismo anche come movimento intrinsecamente internazionalista”. Secondo Isnenghi (che ha insegnato 5 anni a Torino e che adesso lavora alla Università Cà Foscari di Venezia come Cecchinato) “è forse venuto il momento di dir bene di Garibaldi? Di questo ‘rivoluzionario disciplinato’ che riassume in sé un conflitto permanente. Come nell’episodio dell’Aspromonte che, restituito alla sua tragicità e fuori dalla parodia, è il punto di partenza del volume”. “I 50 mila garibaldini della metà del 1860 – ha spiegato Cecchinato – erano un numero molto elevato: una avanguardia importante dei movimenti di liberazione ottocenteschi”.
(Sis)