Colonia, 1 apr – L’istituto Italiano di Cultura di Colonia ha organizzato, nella
sede dell’istituto, per il prossimo 6 aprile una conferenza su “Napoli
sotteranea: un affascinante percorso nel sottosuolo” con Enzo Albertini. Un
viaggio realizzato in collaborazione con Napoli Sotterrranea che condurrà i
partecipanti nel substrato ricco di storia e legato alla riscoperta di un
patrimonio raro, opere di grande ingegneria civile che risalgono a tempi
antichissimi e che permettono di realizzare un viaggio nella storia lungo ben
2400 anni, dall’epoca greca a quella moderna, a 40 mt di profondità tra cunicoli
e cisterne, l’acquedotto e il teatro grecoromano, i rifugi antiaerei della
Seconda Guerra Mondiale, gli Orti Ipogei e la Stazione Sismica „Arianna”. I primi
manufatti di scavi sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine
dell’era preistorica. Successivamente, nel III secolo a.C., i Greci aprirono le
prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari per costruire le
mura e i templi della loro Neapolis e scavarono in numerosi ambienti per creare
una serie di ipogei funerari. Lo sviluppo imponente del reticolo dei sotterranei
iniziò in epoca romana: i romani, infatti, in epoca augustea dotarono la città di
gallerie viarie e soprattutto di una rete di acquedotti complessa, alimentata da
condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino, a 70 km di distanza
dal centro di Napoli. Altri rami dell’acquedotto di età augustea arrivarono fino
a Miseno, per alimentare la Piscina mirabilis, che fu la riserva d’acqua della
flotta romana. Larghi quel poco che permetteva il passaggio di un uomo, i
cunicoli dell’acquedotto si diramavano in tutte le direzioni, con lo scopo di
alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della città superiore. A
tratti, sulle pareti, si notano ancora tracce dell’intonaco idraulico, utilizzato
dagli ingegneri dell’antichità per impermeabilizzare le gallerie. Agli inizi del
XVI secolo il vecchio acquedotto e le moltissime cisterne pluviali non riuscivano
più a soddisfare il bisogno d’acqua della città che si era estesa a macchia
d’olio e fu così che il facoltoso nobile napoletano Cesare Carmignano costruì un
nuovo acquedotto. Fu solo agli inizi del XX secolo che si smise di scavare nel
sottosuolo per l’approvvigionamento idrico e si abbandonò la rete di cunicoli e
cisterne di oltre 2.000.000 m², diffusa per tutta la città. (Gnk)