Roma, 11 mag – “In Iraq l’Italia ha peraltro già pagato un tremendo tributo di sangue a Nassiriya: il governo italiano non voglia far morire altri innocenti”. Lo scrive il pacifista viterbese Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, in una lettera aperta al premier Matteo Renzi che invita a recedere dalla decisione di inviare centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul. E scrive che “lungi dal proteggere le maestranze della diga, la presenza dei militari italiani renderà quel sito un obiettivo di attentati, con esiti che potrebbero essere non solo letali per le stesse maestranze ma addirittura apocalittici per le popolazioni a valle della diga”, “la presenza di militari italiani alla diga di Mosul verrebbe presentata dalla propaganda dell’Isis come una forma di occupazione militare straniera, da parte di un paese – il nostro – che già prese parte alla prima guerra del Golfo, all’occupazione militare seguita alla seconda, e quindi corresponsabile dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità avvenuti in quei frangenti di cui la popolazione irachena fu ed è vittima; la presenza di militari italiani esporrebbe così al rischio di un massacro non solo i nostri soldati lì dispiegati, non solo le maestranze civili dell’impresa appaltatrice dei lavori di messa in sicurezza della diga, non solo le popolazioni a valle della diga, ma anche la popolazione residente nel nostro paese poiché nella efferata logica del terrorismo l’intera popolazione italiana diventerebbe un bersaglio privilegiato di azioni stragiste”. E conclude: “L’invio di centinaia di soldati italiani alla diga di Mosul implica esattamente questo: esporre degli innocenti al rischio – un elevatissimo rischio – di essere uccisi. Il governo da lei presieduto non commetta questa sciagurata follia”.
(red)