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Londra, “Missoni Art
Colour” tra arte e moda

it@withub.it by it@withub.it
13 Maggio 2016
in Archivio speciali - Mostre
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Il Museo di Arte contemporanea di Gallarate, in collaborazione con la casa Missoni, presenta al Fashion and Textile Museum di Londra, fino al 4 settembre, la mostra “Missoni Art Colour” che esplora l’influenza dell’arte europea del 20,mo secolo nei disegni di Ottavio e Rosita Missoni, e comprende oltre 40 dipinti di artisti europei tra cui Gino Severini, Lucio Fontana, Benedetto Vedova e Sonia Delaunay. Oltre ai dipinti provenienti dal Museo di Gallarate e da collezioni private, molti dei quali mai esposti al pubblico prima, sono presentati coloratissimi arazzi, studi tessili e modelli di abiti. Come sottolineato dal direttore del Fashion and Textile Museum di Londra, Celia Jocey, alla presentazione dell’evento con la presenza dell’ambasciatore d’Italia a Londra Pasquale Terracciano, la mostra è la prima che celebra la iconica casa di moda Missoni nel Regno Unito in così larga scala, evidenziando quindi il profondo impatto che tale marchio italiano continua ad avere a livello mondiale.

MONZA: 16 MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA

Al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, da domani al 20 luglio, la mostra “Dell’infingimento. Quello che noi crediamo di sapere della fotografia” ospita le opere di sedici importanti autori italiani e internazionali, provenienti dalla Collezione Malerba che nel corso degli anni è diventata un importante riferimento nazionale sia per la fotografia storica che per quella contemporanea. L’esposizione propone i lavori di maestri quali Nobuyoshi Araki, Mino Di Vita, Lukas Einsele, Annabel Elgar, Joan Fontcuberta, Luigi Ghirri, John Hilliard, Renato Leotta, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Olivier Richon, Thomas Ruff, Hyun-Min Ryu, Alessandra Spranzi, Thomas Struth, Kazuko Wakayama, declinati nel sottile gioco tra realtà e finzione. Il percorso espositivo presenta alcune opere che implicano il coinvolgimento di persone, luoghi e situazioni. Ecco allora Nobuyoshi Araki che ricorre alla maschera per dissimulare il proprio aspetto o Yasumasa Morimura che s’immedesima nelle dive del cinema (Marlene Dietrich, Sophia Loren, Marilyn Monroe) o nelle icone dell’arte (Frida Kahlo), introducendo il visitatore nel genere del tableau vivant. È in questo ambito che Olivier Richon e Lukas Einsele si confrontano sull’idea della natura morta che sfida gli equilibri della composizione pittorica, attraverso l’immagine di una tavola imbandita, soggetto tipico di questa particolare forma di rappresentazione. Alla storia dell’arte attinge anche la serie di Joan Fontcuberta, che restituisce alle figure fitomorfe dell’Arcimboldo la loro essenza materiale. Nell’impianto generale della mostra emergono inoltre memorie e storie collettive. Come quelle di Tracey Moffatt e Annabel Elgar, le cui immagini toccano argomenti socio-politici o pubblico-privati, dove persone e luoghi interpretano storie connesse all’identità razziale, spingendosi fino al grottesco. Non mancano all’appello i temi del paesaggio e dell’architettura: dalla Shangai di Thomas Struth alla Venezia di Mino Di Vita.

FIRENZE: LE LETTERE DI MICHELANGELO A VASARI

Il restauro di un significativo nucleo di lettere di Michelangelo Buonarroti indirizzate a Giorgio Vasari e la digitalizzazione dell’intero archivio, interventi promossi e diretti dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, rappresentano l’occasione per esporre per la prima volta a Firenze, da oggi al 24 luglio, a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, i documenti più rilevanti di questo fondo, conservato ad Arezzo presso il Museo Casa Vasari. L’esposizione, “Michelangelo e Vasari. Preziose lettere all’‘amico caro’ dall’archivio Vasari”, permette di ammirare questo importante corpus documentario, “un lembo del secolo d’oro” come lo definì Ugo Ojetti sulle pagine del “Corriere della Sera” nel 1908 quando Giovanni Poggi, allora direttore del Museo Nazionale del Bargello, lo rinvenne nell’archivio Spinelli di Arezzo. Il percorso espositivo ha il suo fulcro proprio nelle lettere inviate fra il 1550 e il 1557 da Michelangelo a Roma a “Messer Giorgio amico caro” in Firenze, segno vivo del profondo rapporto tra i due artisti, carte private che ci consentono di avvicinare un Buonarroti anziano, prossimo alla morte, che si confronta con le proprie debolezze, gli affetti e le ultime meditazioni sull’arte e l’architettura. In queste carte troviamo anche tre sonetti autografi di Michelangelo, tra i suoi più celebri componimenti lirici.

AREZZO: NEI MISTERI DELL’ETRUSCO

La scrittura etrusca è un tema affascinante; ci parla di una lingua, di un popolo e di una cultura attraverso conquiste, commerci, idee, storie che hanno avuto luogo in tutto il bacino del Mediterraneo fra il settimo e il primo secolo avanti Cristo. Da oltre tre decenni non sono state organizzate mostre di livello internazionale sul tema della scrittura etrusca. E’ per questo che, alla luce delle recenti scoperte di epigrafi etrusche vicino a Montpellier e al ritrovamento a Cortona della Tabula cortonensis, terzo più lungo testo etrusco esistente, il Museo del Louvre, il Museo Henri Prades di Lattes, e il Maec di Cortona hanno deciso di progettare un grande evento archeologico, la mostra “Etruschi maestri di scrittura”. I reperti, provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo, sono in esposizione a Cortona fino al 31 luglio. La mostra, di grandissimo valore scientifico, presenta alcune delle testimonianze più importanti dell’epigrafia etrusca, dalla tela-calendario rituale avvolta sulla Mummia di Zagabria alle lamine di Pyrgi; i visitatori potranno godere, come mai prima d’ora era stato fatto, la diversità dei supporti e delle tecniche di scrittura, così come le scoperte degli ultimi anni di studi in materia. Oggetto di profondi studi, l’etrusco resta per certi versi ancora misterioso. Sono infatti irrisolti i significati specifici di molte parole, in particolare quelle che non presentano parentele con le lingue antiche più note. La difficoltà di comprensione della scrittura etrusca dipende essenzialmente scarsità di testi lunghi e dalla ripetitività dei testi brevi in nostro possesso, spesso di natura funeraria, giuridica o commerciale.

TORINO: PANORAMA SU FRANCESCO JODICE

Si tiene al Centro Italiano per la Fotografia Camera di Torino, fino al 14 agosto, la prima retrospettiva di ampie dimensioni – che non a caso prende il nome di “Panorama” – dedicata a 20 anni di lavoro del fotografo e filmmaker Francesco Jodice (Napoli, 1967). Dalla vasta produzione di Francesco Jodice sono stati selezionati sei progetti paradigmatici. Dalle 150 diverse metropoli di What We Want, vero e proprio atlante fotografico sull’evoluzione del paesaggio sociale, iniziato nel 1996 e ancora in progress, ai cittadini pedinati di nascosto del progetto The Secret Traces (1997-2007), dai tre casi-studio di Citytellers (2006-2010), serie di film su alcuni emblematici contesti geopolitici globali al lavoro Ritratti di classe (2005-2009) che costituisce una sorta di carotaggio sullo stato della cultura e della società italiana al giorno d’oggi, risolto attraverso il canone standard della fotografia scolastica di fine anno. E ancora: The Room (2009-2016) afferma che si può imprigionare e raccontare un anno di vita del Paese attraverso pagine di quotidiani cancellate da uno strato di vernice nera, dove le poche parole risparmiate sono sufficienti a restituire la temperatura di un’intera epoca nel buio quasi totale della stanza. Solid Sea (2002), progetto presentato a Documenta 11 e qui riproposto in un allestimento concepito ad hoc per la mostra, trasforma invece il Mar Mediterraneo in uno spazio solido e compatto.

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