Duro attacco della Cei alle unioni civili. Come prevedibile, in occasione della 69esima assemblea della Conferenza episcopale italiana il presidente Angelo Bagnasco critica duramente la legge approvata in via definitiva dal Parlamento solo la scorsa settimana, spiegando nella sua relazione che “non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze – già per altro previste dall’ ordinamento giuridico – ma a schemi ideologici”. Secondo Bagnasco “la recente approvazione della legge sulle Unioni civili sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell’ utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”.
Una posizione piuttosto netta, che contesta la legge sia nel merito, che nella sua importanza: secondo Bagnasco quella delle unioni civili non era una tematica urgente, sicuramente non più di quelle legate alla disoccupazione crescente (“dall’ inizio della crisi l’ occupazione è caduta del 4,8%, una delle contrazioni più rilevanti in Europa: i dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40% contro il 22% della media europea: in termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria. Forte preoccupazione la esprimiamo anche per gli adulti che, una volta perso il lavoro, si trovano nella difficoltà a rientrarvi con grave danno per le proprie famiglie oltre che per la propria dignità”) e alla natalità in forte calo (“Lo scorso anno, a fronte di 653.000 decessi, le nascite sono state 488.000, mentre 100.000 italiani 6 hanno lasciato il Paese”).
Ma ovviamente è la posizione sulle unioni civili quella che, come era altrettanto prevedibile, ha subito suscitato forti reazioni. Eugenia Roccella, la parlamentare più attiva contro la legge Cirinnà, tanto da presiedere un comitato per il referendum abrogativo creato prima ancora delle promulgazione della legge, spiega che “Bagnasco ha attaccato la legge sulle unioni civili sostenendo con autorevolezza quello che noi parlamentari di Idea abbiamo sempre provato a spiegare: la legge non è nata per attribuire diritti ai conviventi, etero o omosessuali, ma per destrutturare l’ istituto del matrimonio, la famiglia e la genitorialità”. Laconico invece il sottosegretario Riccardo Nencini, che al cardinale replica così: “Bagnasco legga bene: la legge sulle unioni civili non prevede utero in affitto. Dannosa la mala informazione”. E anche il ministro Angelino Alfano, anima della componente cattolica del governo, rettifica: “Lo dico con il rispetto che ho sempre avuto e continuerò ad avere del cardinale Bagnasco, ma la sua interpretazione della legge sulle unioni civili, come lasciapassare per l’ utero in affitto, non corrisponde a quanto in quella legge c’è scritto”.
(17 mag – PO / Sis)