La lotta all’ obesità “deve diventare la vera sfida dell’ agenda politica, così come abbiamo fatto a suo tempo con il fumo. Abbiamo posto l’ attenzione a livello europeo su una malattia che va considerata cronica e invalidante, e presenteremo una mozione in Senato il più trasversale possibile perché è un problema che non ha alcun tipo di colore”. A parlare è Laura Bianconi, senatrice di Area Popolare, in occasione di una conferenza stampa organizzata per presentare la giornata europea per la lotta all’ obesità, che si celebra il prossimo sabato 21 maggio. Un problema che va considerato una piaga e una malattia a tutti gli effetti, “un problema sociale e culturale ma anche di carattere economico”, anche dati alla mano: in Italia sono ci sono infatti, secondo la Società Italiana dell’ Obesità, 22 milioni di italiani sovrappeso e 6 milioni di obesi, e questo si traduce in un costo annuo di ben 22,8 miliardi di euro, dei quali il 64% in ospedalizzazioni. Senza contare il fatto che l’ obesità è anche un fattore di rischio per il diabete mellito di tipo 2 e per i problemi cardiovascolari: Il 40% delle donne diabetiche sono sovrappeso e l’ aumento dell’ adiposità nei bambini tra gli 8 e gli 11 anni ha una influenza sulla produzione di insulina e sulla celiachia. “Il problema è triplicato negli ultimi anni in Europa, ma anche nei paesi a reddito medio-basso, e l’ Italia ha il triste primato di obesità infantile dopo gli Stati Uniti – spiega Maria Rizzotti (Forza Italia) – Quindi va benissimo l’ inserimento nei Lea, ma è importante far capire che uno stile di vita contro l’ obesità possa essere trasmessa sin dalla scuola primaria: serve una azione forte per impedire nelle scuole la presenza di distributori di bibite e merendine”.
Per Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, il problema riguarda anche l’ ormai cronica carenza di movimento fisico “che riguarda il 16% dei ragazzini e oltre il 60% di anziani che non si muove praticamente più, una spirale viziosa difficilissima da spezzare e recuperare”. L’ esperienza insegna che “non funzionano più le campagne occasionali di 6 mesi o 1 anno, conta il counceling sistematico del medico di famiglia e del pediatra: il 67% degli obesi che entra in un sistema dietetico ha avuto un counceling medico, ma è una cosa che dovrebbe essere insegnata, e da qui il mio appello: l’ accademia dovrebbe inserire questo nel curriculum”. Ma il vero dato nuovo è che l’ obesità “comincia a essere una malattia della povertà, perché collegata al junk food: il ministero ha adottato linee guida per la ristorazione scolastica che vengono puntualmente disattese”. E dato che le previsioni della Sio sono catastrofiche (“fra 14 anni se le cose continuano così sarà un disastro” dice il presidente Paolo Sbraccia) “è arrivato il momento di trasformare le campagne di sensibilizzazione in decisioni politiche coraggiose”.
(18 mag – PO / Sis)