Paxsonville, Sud degli Stati Uniti, secondo decennio del Novecento: Sonny Porter vuole fare la rivoluzione socialista nera e ha creato un gruppo di diciassette persone con le quali, il mattino del 2 settembre, occupa la tenuta della vecchia signora Coleman, che viene presa come ostaggio. In “La Terra Chiama”, romanzo originale e immaginifico disponibile in tutte le librerie (Habanero edizioni, 16 euro) Luca Impellizzeri affronta in maniera nuova i temi della libertà e dell’autodeterminazione. Dall’altra parte del mondo c’è da poco stata la Rivoluzione d’Ottobre e negli Stati Uniti i neri devono ancora lottare affinché i loro diritti siano davvero riconosciuti e garantiti. Attraverso gli occhi di piccoli uomini animati da grandi sogni, “La terra chiama” mette in scena la Storia attraverso musica blues e immagini, parole e voglia di rivoluzione. Luca Impellizzeri è nato a Catania il 28 febbraio 1988. Nel maggio del 2011 esce Pensa al vento, il suo romanzo d’esordio, da cui verrà tratta una performance cine-letteraria di presentazione del testo.
LA CADUTA DELLE CONSONANTI INTERVOCALICHE
Un pilastro della letteratura brasiliana contemporanea, un autore pluripremiato da oltre 300.000 copie, tradotto in 15 lingue. Una storia universale, il racconto della nostra inadeguatezza alla vita che in qualche modo ricorda le atmosfere di Stoner. Un’ottima occasione per approfondire la recente storia del Brasile, considerati gli ultimi eventi sociali e politici e le prossime Olimpiadi a Rio de Janeiro. “La caduta delle consonanti intervocaliche” di Cristovao Tezza (Fazi editore, in uscita a luglio) narra del professore Heliseu che alla vigilia di una celebrazione in suo onore presso l’università dove ha insegnato tutta la vita traccia una sorta di bilancio della propria esistenza: la convivenza con un padre inflessibile, la morte della madre, il periodo in seminario, il matrimonio, il rapporto controverso con il figlio e con la misteriosa Therese. I ricordi personali si intrecciano con la storia del Brasile, dalla dittatura fino ai governi più recenti, e il regolamento di conti con il suo passato si trasforma anche in un regolamento di conti di un paese con la propria storia.
“IO E TE FRA TRAMONTO E ALBA” DI GAIA GENTILE
Versi e suggestioni compongono il nuovo lavoro della pluripremiata poetessa Gaia Gentile, dal titolo Io e te fra Tramonto e Alba. Sentimenti forti e profondi animano queste righe in cui la sensibilità dell’autrice si sofferma sull’amore, sul mondo attuale, su figure dimenticate. Come Circe e Ulisse, il loro amore, la loro passione. Gaia Gentile (Roma, 1975), laureata in Lingue e Letterature Straniere e in DAMS, è regista, drammaturga e docente di Inglese e Francese. Ha scritto e diretto Merimia (2013-2015), Dysis-Eos Kai Eos – Tramonto e Alba (2014), Lui, Lei Poemusica (2011-2012), Evanescenze Corrotte (2009), Fluttuazioni Danzanti di Parole e Suoni (2008). Ha vinto molti premi e ha conseguito l’Attestato di Merito al Premio Internazionale di letteratura Alda Merini, IV edizione, settembre 2015; terza classificata per la sezione Poesia Edita dell’ottava edizione del Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Recco”, maggio 2014; prima classificata per la sezione Poesia dell’undicesima edizione del Premio Letterario Nazionale “Carver”, ottobre 2013; Il Granchio nell’Onda(2011), terzo classificato per la sezione Poesia Edita della sesta edizione del premio letterario “Giovane Holden”, settembre 2012; finalista al Premio Letterario “Nabokov”, edizione 2012. Nel 2014 ha vinto il “Premio Pavoncella” alla creatività femminile come eccellenza per creatività artistica. Con Infinito Edizioni ha pubblicato anche Il granchio nell’onda (2011) e Merimia (2013).
TORINO, “LA DEA DEI ROBOT”
Torino sessanta anni fa. Grazie al malioso richiamo della Fiat, la città viene invasa da un’ondata migratoria senza precedenti. Arriva gente dal Sud ma anche dal Veneto e da altre regioni. Nel 1961 la capitale subalpina raggiunge il milione di abitanti e diventa la terza città meridionale d’Italia, dopo Napoli e Palermo. Di fronte a centinaia di migliaia di immigrati, Torino è colta impreparata. Lo strapotere della Fiat determina conflitti sociali enormi. Il mix di mentalità e cultura sconvolge la compassata capitale dei Savoia. Chi approda sotto la Mole (è convinzione comune) non può che andare a fabbricare automobili. Invece non è per nulla vero. Oltre all’ingombrante presenza del gigante dell’auto, la città è un fiorire continuo e spontaneo di piccole e medie imprese nel settore della meccanica di precisione e dell’elettronica più avanzata. Una di queste aziende hi-tech è la Dea (Digital Electronic Automation). Nata in un garage nel 1962, la società inventa il primo robot di misura al mondo, una macchina rivoluzionaria in grado di verificare, tutta da sola e con precisione micrometrica, la carrozzeria di un’automobile o l’ala di un jet. Il successo è immediato e globale. Un libro uscito da poco – “La dea dei robot”, autore Tito Gaudio, editore Cartman Edizioni (www.cartmanedizioni.it), 256 pagine, € 17,90 – racconta la nascita e i primi passi dell’azienda piemontese che ha dato vita alla meccatronica, la tecnologia nata dal matrimonio tra la meccanica e l’elettronica. Un mondo affascinante e complesso che l’autore scopre e vive in prima persona. Il volume, infatti, è un reportage, appassionato e minuzioso, della prima di giornata di lavoro di un giovane apprendista del Sud in una fabbrica del Nord, in un clima lontano mille miglia dalla catena di montaggio e dalle lotte operaie, in un ambiente dove entusiasmo e passione la fanno da padrone. Un volto inedito e sconosciuto della Torino di allora.
IL TRENO PER TALLINN, DI ARNO SAAR
È notte, la neve cade fitta quando il treno proveniente da San Pietroburgo fa il suo ingresso nella stazione di Tallinn, capolinea. Bastano venti minuti perché dei passeggeri rimangano solo le impronte sulla neve; uno però è ancora a bordo, accasciato in una poltrona di prima classe, una bottiglia di liquore accanto a sé. Morto. È Igor Semenov, un uomo d’affari russo. Il caso è delicato e viene affidato al commissario di polizia Marko Kurismaa, che con i russi ha un conto in sospeso. E non è il livore di tanti estoni nei confronti del popolo che fino a pochi anni prima li dominava: è un dolore tutto personale. Marko ha il fascino dell’uomo tormentato, il fisico asciutto dell’ex sciatore di fondo e il rigore di chi nella vita si è dovuto conquistare tutto. In più, nasconde qualcosa. In altri tempi, Marko ha avuto la presunzione di saper distinguere al primo colpo la verità dalla menzogna. Ora è più cauto, forse più saggio, la nostalgia della giovinezza lo punge sempre più spesso e i dubbi sono quotidiani compagni d’indagine: da dove viene la tristezza che rende opaco lo sguardo di Olga, la giovane e bella moglie della vittima? Quanto è pericoloso l’uomo che qualche giorno prima è stato visto attaccare briga con Semenov? Arno Saar ci guida sulle tracce dell’assassino lungo le strade della gelida Tallinn, tra i vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell’architettura sovietica. Un’ambientazione originale e suggestiva, un protagonista complesso e affascinante, una galleria di personaggi indimenticabili e un impeccabile congegno narrativo: Il treno per Tallinn (Mondadori) è un romanzo straordinario e Arno Saar, pseudonimo di un importante scrittore italiano, sa procedere col passo spedito del giallista e la ricchezza di prospettiva del romanziere di classe.