La clip di Giorgio Napolitano gli serve per ricordare ai suoi uomini che questo governo nasce per le riforme costituzionali, ed è dunque naturale personalizzare il referendum. Quella estratta dal film sull’ex calciatore Eric Cantona, che dice che il suo più bel ricordo in carriera non è un gol ma un passaggio, la sua invece per dire che il Partito democratico no, quello non è personale, ma anzi deve essere un gioco di squadra: “E ben venga se ci sono strategie alternative”. È un Matteo Renzi fiume, e anche multimediale, quello che apre un direzionale nazionale del Pd caldissima, convocata per discutere delle amministrative deludenti, slittata per il risultato della Brexit e che arriva all’indomani dei rinnovati attacchi terroristici, tra il Bangladesh e l’Iraq: “la prima direzione dopo delle amministrative che non sono andate bene, dopo la Brexit, un G7 chiave e una strage di italiani a Dacca, tutto mentre siamo impegnati per la raccolta firma per il referendum. E’ importante sottolineare le vittorie, ma fuori c’è un mondo che ci chiede che abbiamo delle idee: è una stagione difficile ed entusiasmante quella che ci aspetta, e io sono convinto che sarà un futuro da protagonista e non da comparsa”. Parte dalla situazionale internazionale, il premier e segretario, un doppio ruolo messo in discussione da più di qualcuno dopo i ballottaggi, per ribadire che “c’è una grande questione educativa e culturale che porta dei giovani a scegliere la strada del terrorismo folle proprio mentre Daesh incontra le prime difficoltà sul terreno. Noi abbiamo una grande emergenza educativa, e non soltanto in Bangladesh: quello che è successo rilancia il concetto per cui per un euro investito in sicurezza serve un euro da investire in cultura”.
RILANCIARE LA LEADERSHIP ITALIANA – E per rilanciare il ruolo-guida dell’Italia: nei prossimi 12 mesi l’Italia avrà di fronte a sé tre occasioni importanti, un triplete: il G7 di Taormina in cui cercheremo di rilanciare i nostri valori; il Consiglio di Sicurezza dell’Onu nel 2017 in cui cercheremo di portare l’importanza del rapporto Italia-Africa; il vertice del 25 marzo. Ma il fatto che l’Italia sia tornata autorevole non può bastarci: dobbiamo riscoprire la nobile fatica del fare politica, che significa non essere demagogici e affrontare le sfide che servono”. Appuntamento che serviranno anche a parlare di Europa: “Ciò che è accaduto con la Brexit farà più male ai britannici che a noi, è stata una grave mancanza di visione. Ma deve essere chiaro che l’Europa così come è non va bene. I giornali scrivevano che prendendo di punta l’Europa avrei concluso anzitempo la mia esperienza politica, invece abbiamo ottenuto flessibilità e fiscal compact. La peggiore risposta sarebbe europea all’uscita della Gran Bretagna sarebbe continuare con un atteggiamento tecnicistico, fatto solo di regole”.
BANCHE, REFERENDUM, AMMINISTRATIVE – Quindi si passa a parlare di cose nostre: le banche (“noi non abbiamo salvato le banche, abbiamo salvato i correntisti. Non abbiamo fatto sconti a nessuno, abbiamo commissariato le banche, e spiace che anche alcuni di noi scadano in uno storytelling molto cinquestelle, francamente indecente”) il referendum (“Noi non stiamo partendo da zero, sono trent’anni di dialogo istituzionale e tre anni di lavoro a partire dal discorso di Napolitano che tutti hanno applaudito e che chiedeva il superamento del bicameralismo perfetto. C’è qualcuno di voi che pensa che dopo che questa legislatura nata in quel modo, se il referendum ci concludesse con un no, sia possibile che il governo non possa prendere atto di quello che è successo?”) e infine delle amministrative, che dovevano essere il tema principe della direzione: “Il dato è molto difficile da analizzare, fermo restando la indiscutibile vittoria dei Cinque Stelle. In molte realtà il nostro partito ottiene risultati sorprendentemente buoni e altri in cui abbiamo raccolto sconfitte inaspettate- C’è che dice che il premier ha perso il tocco magico, ma il tocco magico non c’era neanche nel 2014, quando abbiamo perso a Livorno, a Potenza, a Padova, nello stesso giorno in cui prendevamo il 40% nazionale alle europee”. E quindi, sull’organizzazione del partito: “Dobbiamo alla gente un modello che eviti gli errori del passato: finché sono segretario io non torneranno a comandare le correnti, e lo dico soprattutto ai renziani dell’ultima ora, che per fortuna sono pochi. Ma lo dico anche agli altri: o state in mezzo alla gente o non abbiamo possibilità. volete che io lasci, convocate un congresso e, se possibile, vincetelo. Se volete chi si scinda il ruolo di premier e di segretario, proponete una modifica regolamentare. In ogni caso, io sarà al fianco del vincitore: ma prima di tutto mettiamoci d’accordo sul dove vogliamo andare”. (Sis – 4 lug)