“Non posso dare una risposta alla domanda: cosa accade in America? Domandiamoci anche quante sono le persone che ogni giorno, nel mondo, muoiono per l’uso indiscriminato di armi. Sarebbe importante chiedersi: Cosa accade oggi nel mondo?”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, il regista Spike Lee, dopo la strage di Dallas. E aggiunge: “Possiamo, noi afroamericani, lottare individualmente e collettivamente per l’uguaglianza, ma non sarà mai sufficiente. Il potere non è nelle mani degli afroamericani, i neri muoiono. I poliziotti, bianchi o di colore, anche. Accade a Dallas e in molte altre città. Ho detto al Sundance Festival nel gennai o del 2015: ‘Obama, che io ho sostenuto e sostengo, ha fallito nell’obiettivo di creare un’America postrazziale’. Oggi aggiungo: abbiamo tutti fallito, noi afroamericani, i latinos, i caucasici, ogni razza umana, bianca o nera, non solo Obama. Ci sono anni di divisioni, emarginazioni, soprusi che aggiungono sangue al sangue. Non si può liquidare e risolvere tutto con un miracolo. L’uguaglianza e l’integrazione rischiano ogni giorno di restare un miraggio allargando le tensioni. Sono sceso in piazza molte volte, anche dopo la rivolta di Ferguson. L’ho fatto in maniera pacifica, non da provocatore come spesso mi accusa- no di essere: l’ho fatto ricordando il titolo di un mio film, Fa’ la cosa giusta. Le tensioni, tuttavia, aumentano, i social media le amplificano, il pacifismo resta lontano, la violenza prende il sopravvento”.
(red – 11 lug)