MALCOM PAGANI RACCONTA CLAUDIO RANIERI
Stando ai bookmaker, da quando il Leicester ha vinto il campionato inglese dovremmo essere meno sprezzanti sulla probabilità di un’invasione degli alieni, della fine del mondo secondo la profezia Maya e di trovare Elvis Presley vivo, da qualche parte. Tutti eventi dati come assai più verosimili della vittoria di quella squadretta, che come massima aspirazione in centoquarant’anni di storia aveva avuto la salvezza dalla retrocessione. Invece le favole accadono. E questa porta impressa una firma. Di lui si diceva che fosse “fantastico a costruire le squadre con cui poi altri vincevano”; per lui Mourinho aveva coniato l’espressione tormentone “zero tituli”. Il nuovo eroe italiano d’oltremanica sembrava una promessa di riscatto per tutti gli eterni secondi. Ma chi è davvero Claudio Ranieri? Prova a rispondere a questa domanda il libro di Malcom Pagani, “Se vuoi provarci, fallo fino in fondo. Claudio Ranieri – Storia di un vincente” (Rizzoli). È uno che nella sua carriera ha vinto e perso, come tutti, anzi lui ha più vinto che perso, ma finora pochi sembravano essersene accorti, forse perché gli mancava nel palmares lo scintillio dello scudetto o forse, come dicono i malevoli, perché in Italia si preferiscono gli allenatori tutti genio (presunto) e sregolatezza, le macchiette sufficientemente isteriche e preferibilmente omofobe che arringano i giocatori a suon di turpiloquio. Invece Claudio Ranieri è educato, ed è semplicemente un formidabile maestro. Nei ricordi di un suo giocatore, è “uno psicologo nato, che da ognuno di noi sapeva tirare fuori le motivazioni che vengono direttamente dal cuore. È lì che si marca la differenza: nei momenti di difficoltà. È quando sei distrutto che si capisce davvero cosa potrai dare. Noi a Ranieri avremmo dato la vita”. Malcom Pagani, che con Claudio Ranieri ha una lunga consuetudine, racconta questa storia attraverso le parole del suo protagonista e di chi lo conosce bene, fuori dallo stereotipo antico e dal mito recente, mostrandoci come “solo chi capisce poco di calcio può celebrare questa vittoria come l’improvviso miracolo capitato a un allenatore normale o giù di lì”. Malcom Pagani è nato a Roma nel 1975. Dopo aver lavorato a Sky Sport, ha scritto per “l’Unità”, “Il Manifesto” e “l’Espresso”. Oggi è giornalista del “Fatto Quotidiano” e collabora con “GQ”, “Vanity Fair” e “Rivista Undici”.
STORIA DI BRUNO PONTECORVO, FISICO O SPIA
La comunicazione sulle possibili attività spionistiche di Bruno Pontecorvo, spedita da Washington, venne intercettata da Kim Philby, un agente inglese che agiva come spia per i sovietici, nel luglio del 1950. Sei settimane più tardi, Pontecorvo, un fisico di Harwell, il laboratorio di fisica nucleare del Regno Unito, sparì senza lasciare traccia all’età di 37 anni, proprio qualche mese dopo la condanna della spia atomica Klaus Fuchs, un suo collega. Quando ricomparve, cinque anni più tardi, Pontecorvo si trovava dall’altra parte della cortina di ferro. Era uno dei più geniali scienziati della sua generazione, ed era al corrente di molti segreti: aveva infatti lavorato al Manhattan Project anglo-canadese e aveva fornito un contributo fondamentale alle ricerche sulla fissione nucleare. Quando sparì, però, il controspionaggio del Regno Unito sostenne che le informazioni in suo possesso non erano tali da mettere in pericolo la sicurezza dell’Occidente. La vicenda è ricostruita e approfondita in “Vita divisa. Storia di Bruno Pontecorvo, fisico o spia”, saggio di Frank Close (Einaudi). Quella dello scienziato fu infatti una personalità divisa in due parti complementari: in una Bruno Pontecorvo, ricercatore estroverso, sempre in vista, brillante, e nell’altra Bruno Maksimovic Pontekorvo, figura enigmatica, oscura, strettamente legata, con devoto impegno, al sogno comunista. Oggi, grazie alla possibilità di accedere a nuovi archivi e carteggi, e dopo aver intervistato membri della famiglia e i colleghi scienziati, Frank Close si chiede se la fuga di Pontecorvo fu davvero l’atto finale di una carriera da spia, cercando di far luce sulla vita di un uomo segnato dall’avvento dell’era atomica e della guerra fredda. Frank Close insegna fisica a Oxford. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi, tra i quali la vicepresidenza della British Association for Advancement of Science, la direzione della divisione di fisica teorica presso il Rutherford Appleton Laboratory e la direzione del dipartimento di comunicazione e educazione pubblica al Cern. È autore tra i piú noti di divulgazione scientifica in Gran Bretagna. Antimateria (Einaudi, 2010) è il suo primo libro tradotto in italiano. Nel 2013, sempre per Einaudi, ha pubblicato L’enigma dell’infinito e, nel 2016, Vita divisa.
“I BEATI PAOLI”, IL RITORNO DI UN BEST SELLER
“I Beati Paoli è uno dei romanzi d’appendice più popolari del ’900. Avvincente, misterioso, spettacolare, ricco di personaggi indimenticabili. Il celebre feuilleton sulla setta segreta in cui non pochi intravedono le origini della mafia è costruito su una tessitura narrativa moderna. Una lettura che non deluderà mai”: così Giuseppe Tornatore descrive il romanzo di Luigi Natoli (1857-1941), tra le novità proposte in libreria da Sellerio. Pubblicato a puntate sul “Giornale di Sicilia” tra il maggio del 1909 e il gennaio del 1910, “I Beati Paoli. Grande romanzo storico siciliano” innalzava a epopea letteraria un’antica leggenda del popolo siciliano. Ma Luigi Natoli faceva qualcosa di più che scrivere, da una favola popolare, le puntate straordinariamente avvincenti e misteriose, capaci di inchiodare nelle portinerie il popolo attorno a chi era in grado di leggere e che “quasi con prepotenza salivano negli appartamenti della borghesia siciliana”. Di fatto creava il mito compatto di una società segreta a protezione degli oppressi: la setta tenebrosa dei Beati Paoli e il loro tribunale implacabile, entrava nelle dicerie e nelle fantasticherie popolari come verità storica indiscussa e nostalgia segreta di riscatto. Un successo enorme, dovuto sì all’aderenza ad un sentire popolare, ma anche all’arte di avvolgerlo in un intrico fittissimo di vicissitudini private derivanti da segreti inconfessabili, da odi di famiglia o di società; di imprese coraggiose e cospirazioni vili; di sentimenti e passioni invincibili; di personaggi tragici nel bene e nel male. Raccontati in un linguaggio sensibile a tutti i vari ritmi e le tensioni della trama, e soprattutto così ricco e moderno da spiegare come mai la tenuta ne sia straordinariamente duratura, rispetto alle opere del genere. Con un’ambientazione nella Palermo storica che è di fatto un’esposizione erudita dei tempi dei luoghi delle persone e delle situazioni che narra. Tanto da potersi dire che, nella vicenda di Blasco, figlio perduto di un grande casato che tenta di riprendersi il suo onore usurpato da un potente malvagio, protetto nelle sue imprese da un’associazione segretissima, in mezzo alle lacerazioni di un’età convulsa, il protagonista vero è uno: l’Ancien régime nella sua veste più sfarzosa, magnifica e miserabile, ossia il Settecento siciliano dei grandi palazzi barocchi. Luigi Natoli (1857-1941) patriota e repubblicano fervente, insegnante, giornalista, studioso di storia, fu autore, oltre che di una grande mole di opere varie (racconti a sfondo storico, scritti storiografici, saggi critici, poesie, testi teatrali, libri per le scuole), di 31 romanzi di appendice, pubblicati con lo pseudonimo di William Galt. Per loro mezzo intendeva comporre un’epopea della libertà del popolo siciliano. Tra di essi spiccano, accanto al leggendario “I Beati Paoli”, le continuazioni “Coriolano della Floresta” e “Calvello il bastardo”.
“COSE VISTE. STORIE DI UOMINI E ALTRI ANIMALI” DI PIETRO DEL RE
Uomini e animali. Storie di amore e di ferocia, di compassione e crudeltà, fuori dai sentieri più battuti del nostro immaginario. Dai cani randagi crudelmente soppressi in Romania alle bambine cambogiane vendute per una notte ai nuovi ricchi cinesi, dal massacro degli yazidi in Siria a quello degli elefanti in Africa, questo libro racconta in presa diretta molti degli orrori che funestano il nostro pianeta. Tutto questo in “Cose viste. Storie di uomini e altri animali” di Pietro Del Re, edito da Laterza. Le “cose viste” da Pietro Del Re, da anni inviato di guerra, sono lo sterminio tra popoli e nazioni rivali e la violenza sull’ambiente e le sue creature più fragili, uccelli equatoriali o balene della Norvegia. Sono cronache, queste, che spaziano su più continenti, e senza distinzione di specie, con la convinzione che l’avvicinarsi il più possibile al dramma per ascoltare vittime e aguzzini, dannati e salvati, sia l’unico modo per smontare i meccanismi del Male, svelandone a volte gli ingranaggi meno visibili. Nel buio di tanto orrore brilla talvolta una scintilla di speranza nella tenacia, nel sorriso o nel coraggio di coloro che non si piegano davanti al crimine e all’ingiustizia. Sono loro che possono riscattare il mondo dall’abominio. Pietro Del Re ha seguito come inviato degli esteri di “Repubblica” i maggiori eventi internazionali degli ultimi anni. Nel 2001 ha pubblicato Fratello orso, sorella aquila (Le Lettere) e nel 2011 il suo primo romanzo, “Giallo umbro” (La Lepre Edizioni), con cui ha vinto il Premio Portus. Si è laureato in Biologia all’Università Pierre et Marie Curie di Parigi e da allora gli è rimasto l’amore per gli animali.
UN SAGGIO PER ENTRARE NELLA BOTTEGA DELLO SCIENZIATO
Nel senso comune i risultati delle scoperte scientifiche suscitano stupore e meraviglia non meno che incomprensione, mentre verso gli scienziati che li hanno ottenuti si nutre una sorta di ammirata reverenza. Fuori dal mito, come lavorano gli scienziati? Qual è il loro metodo? È quanto ci fa capire il libro “La bottega dello scienziato. Introduzione al metodo scientifico” di Alessandro Della Corte e Lucio Russo (edito da Il Mulino): dopo aver introdotto il concetto di teoria scientifica attraverso pochi semplici esempi (uno fra tutti: la teoria eliocentrica), il saggio ci accompagna nella bottega dello scienziato, descrivendo non il suo prodotto finito, ma alcuni degli strumenti usati per costruirlo. Alessandro Della Corte è dottorando in Meccanica teorica e applicata alla Sapienza – Università di Roma e all’Institut de Mathématiques dell’Università di Tolone. È autore di “Giacomo Leopardi. Il pensiero scientifico” (Atheneum, 2008). Lucio Russo si è occupato di Meccanica statistica, Probabilità e Storia della scienza. Tra i suoi libri segnaliamo “La rivoluzione dimenticata” (Feltrinelli, 20132) e “Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola?” (Feltrinelli, 2012); inoltre, pubblicati da Mondadori, “L’America dimenticata” (2013) e “Stelle, atomi e velieri” (2015).
