(18 luglio 2016) Humberstone si trova nel deserto di Atacama nel Cile settentrionale, nei pressi del porto della città di Iquique. La storia di questa città è una storia complessa: costruita alla fine dell’Ottocento con lo scopo di sfruttare il più grande giacimento di nitrato di potassio al mondo, Humberstone ha vissuto il suo momento d’oro negli anni Quaranta, quando arrivò ad ospitare una popolazione di 3700 abitanti. In poco tempo però le cose cambiarono: la città costruita per i minatori cade in rovina e già nel 1970 si svuota completamente. Oggi a raccontare quella che è diventata una città fantasma, senza più nessun segno di civiltà, ed in totale abbandono a sé stessa è una mostra fotografica inaugurata ieri a Sofia. “La città fantasma di Humberstone” è un’esposizione di 24 fotografie: od ospitarla (fino al 31 agosto) la Galleria d’arte di Sliven “Dimitar Dobrovich”. Organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Sofia, la mostra mette insieme scatti di vita colti nella frammentaria quotidianità: a renderli immortali l’occhio sensibile del fotografo italiano Marco Bartolini che ci regala storie e personaggi che non appaiono ma aleggiano prepotentemente in ogni immagine di Humberstone. Dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2005, questa antica raffineria di salnitro nel Cile settentrionale, venne dichiarata monumento nazionale ed aperta al turismo già dal 1970. Ancora oggi all’interno si può avere una chiara idea di quella che era la vita nel periodo d’oro delle raffinerie. Oltre alle miniere ed ai luoghi di lavoro, si possono ancora visitare le case, la scuola gli uffici la chiesa, i campi da tennis, il mercato, il teatro e l’hotel con annessa piscina. Il suo grande fascino sta proprio in questa essenza di benessere che traspare fra resti del vissuto e dalle fotografie presenti nei vari locali. (red)