Bologna, 20 lug – La scena l’abbiamo vista tutti almeno una volta, al cinema o in televisione: l’interno metallico di una navicella spaziale e una nuvola di oggetti – cacciaviti, piccoli contenitori, attrezzi da lavoro – che fluttua in assenza di gravità. Un’immagine affascinante e suggestiva, che nella vita quotidiana nello spazio, però, può tradursi anche in difficoltà e problemi. Perché quegli oggetti “volanti” sono spesso strumenti di lavoro fondamentali e gli astronauti devono poter sapere con certezza dove si trovano in ogni momento. Come fare, quindi, per tenerli sotto controllo? La risposta arriva da un progetto dell’Università di Bologna che si basa sulla UWB (Ultra-Wide Bandwidth), tecnologia radio innovativa a banda ultra-larga sviluppata e brevettata dall’Alma Mater. Finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea, il progetto – cui collabora l’Università Cattolica di Louvain, in Belgio – si chiama LOST – Localisation of Objects in Space through RF Tags e punta a realizzare un sistema di localizzazione di oggetti con precisione centimetrica attraverso etichette a radiofrequenza da utilizzare all’interno della Stazione Spaziale Internazionale.