Adesso è ufficiale, c’è anche l’ok della Corte di Cassazione per il referendum sulla riforma costituzionale. Nella nota ufficiale emessa stamattina dalla Cassazione si legge infatti che “l’Ufficio Centrale per il Referendum presso la Corte Suprema di Cassazione, ha dichiarato conforme a richiesta di referendum, che ha questo punto dovrebbe svolgersi in uno dei weekend di novembre (il governo ha ora sessanta giorni a partire da oggi per stabilire la data): qualunque sarà, sarà senza dubbio un weekend spartiacque per le sorti dell’esecutivo di Matteo Renzi, che già da tempo ha legato le sorti del referendum a quelle del suo futuro a Palazzo Chigi. Il premier oggi non ha parlato, ma si è limitato a ritwittare un messaggio del Comitato “Basta un Sì. “Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani”, che raccoglieva le proprie 600mila firme proprio mentre altrettanto facevano i Comitati per il No. Dai quali è già partito l’appello: “Renzi indichi subito la data”. Ma è sempre all’interno dello stesso Partito democratico che si annidano le preoccupazioni maggiori per Renzi: se da una parte il versante ‘renziano’ del partito oggi festeggia (“con il via libera della Cassazione, l’Italia non è mai stata così vicina ad un grande cambiamento – dice Andrea Marcucci – È la volta buona per ridurre il numero dei parlamentari, e semplificare il sistema legislativo. Sulla data, vale il percorso scandito dalla legge, l’importante sarà consentire a tutti gli elettori di arrivare al voto con un’idea precisa della riforma costituzionale”), dall’altra c’è una minoranza, comunque folta, niente affatto convinta dalla riforma, come Miguel Gotor: “votare ‘sì’ al referendum sarebbe un salto nel buio che tanti elettori e dirigenti del Partito democratico non si sentono di compiere anzitutto nell’interesse della democrazia italiana e poi del proprio partito”.
(Red)
