Moena, 21 gen – Particolarmente spinoso il nodo della riforma della rete consolare: “Non mi piace che qualche parlamentare dica “non toccate la rete consolare” quando la riforma l’hanno votata tutti – attacca il viceministro – Si deve riorganizzare per trarre benefici economici pena il blocco biennale del piano di assunzioni, siamo vincolati dalla Finanziaria 2007, comma 507 articolo 1. Abbiamo proceduto con la dismissione di pochissimi consolati e all’accorpamento di altri consolati e ambasciate. La sede di Lipsia è stata chiusa: ogni impiegato processava in media 0.35 pratiche al giorno.A Bastia la media era di 0.50; Innsbruck sta per chiudere, è vero, ma già il Comites ha cessato il proprio lavoro e il console non ha trovato disponibilità a riaprirlo. In compenso apriremo un consolato nuovo in india, in cina e a Newark, dove si sono spostati gli italiani. in tutto ciò, quest’anno aumenteremo di 50 persone il numero di unità all’estero, e nell’ultimo quadrimestre partirà un bando per 150 contrattisti a tempo indeterminato da mandare all’estero e da inserire nella rete consolare”. E anche Carozza dimostra di avere a cuore questo tipo di riforma. “Lipsia doveva chiudere già 20 anni fa, mentre secondo me possiamo migliorare la riorganizzazione in Belgio, Francia, Germania.-spiega il segretario generale del Cgie -. Ma dobbiamo provare a spiegare a quelle comunità i nostri interventi, non calargieli dall’alto: su questo abbiamo forse mancato, noi tutti. Dobbiamo spiegare alla gente che non serve un console se ci sono tutti i servizi. Ma se questo governo riuscisse a fare una riorganizzazione recuperando risorse, la gente sarà ben disposta”. Da parte sua, Carozza spinge molto anche sulla necessità di una migliore informazione e di una maggiore comunicazione. “E’ giusto che gli italiani nel mondo conoscano meglio l’Italia, e che l’Italia conosca meglio gli italiani nel mondo. Anche in questo ultimamente si è fatto molto. Però non siamo felicissimi, c’è ancora tanto da lavorare”.
(Sis)