“Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo”: sono parole nette quelle pronunciate dal vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nell’omelia pronunciata ad Amatrice durante le esequie delle vittime del sisma, celebrate nella cittadina laziale dopo le proteste dei parenti verso l’ipotesi di celebrarle nel capoluogo di provincia. Secondo il vescovo la ricostruzione post terremoto non dovrà essere “una querelle politica o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi”. “Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta” ha ammonito monsignor Pompili, che ha letto il lungo elenco delle vittime del sisma, impiegando circa otto minuti. “Questa gente è morta perché amava questa terra e noi vogliamo restare qui” sono state invece le parole del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, accolte da un lungo applauso da parte della folla che gremiva la tensostruttura, allestita dalla Protezione civile presso l’area dell’Istituto “Don Minozzi”, sul cui altare i volontari hanno issato il crocifisso ligneo salvato da una delle chiese di Amatrice crollato in seguito al sisma.
LE AUTORITA’. Alla cerimonia erano presenti le massime autorità dello Stato, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente del Consiglio Matteo Renzi, oltre ai presidenti delle Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini. “Non vi lasceremo soli. Non vi abbandoneremo. Non abbiate questo timore” assicura il capo dello Stato intrattenendosi al termine delle esequie con i familiari delle vittime, mentre parlando con alcuni abitanti di Amatrice Renzi ha affermato che “i soldi che servono per la ricostruzione ci sono, c’è la solidarietà di tante persone, ora non bisogna perdere tempo”. Il premier ha inoltre sottolineato che il controllo sulla ricostruzione per evitare che ci siano speculatori è “fondamentale”. (Red – 30 ago)