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Pacifico, “Ti ho dato
un bacio mentre
dormivi”

it@withub.it by it@withub.it
16 Settembre 2016
in Archivio speciali - Libri
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PACIFICO, “TI HO DATO UN BACIO MENTRE DORMIVI”

“Finalmente un libro. Iniziato anni fa, trasformatosi cento volte, ora finito. Le mosche era una raccolta di pensieri, un libretto che mi accompagnava, e forse mi accompagnerà ancora se farò concerti solitari. Questo è un romanzo. C’è una famiglia, fortunata, poi allo sbando. Un errore imperdonabile. Un magazzino pieno di memorie. Mille piccoli stratagemmi per nascondersi al tempo, inesorabile ma ottuso, che sa solo andare e andare. Ci sono occhi neri come ricci di mare. Vinili rimasti sul piatto, a far da vassoio alla polvere. Ricordi confusi, inventati ma necessari. C’è l’estate cittadina, e le sedie in plastica rossa dei cinema all’aperto. C’è un ragazzino che beve il suo primo caffè. C’è una casa con un giardino malcurato, che resiste in mezzo alle nuove costruzioni di cemento e vetro. Ci sono io ovviamente, un po’ in tutti quelli che parlano, o ascoltano”. Così il cantautore Pacifico, al secolo Gino De Crescenzo, racconta l’uscita di “Ti ho dato un bacio mentre dormivi”, il suo primo romanzo (pubblicato da Baldini&Castoldi), in libreria dal 29 settembre. Pacifico presenterà il libro il 29 settembre a Milano (ore 18.00 Feltrinelli Piazza Piemonte), il 30 settembre a Roma (ore 18.00 Feltrinelli Via Appia) e il 3 ottobre a Brescia (ore 18.00, Librixia). Agostino Sella, uomo schivo e mite, viene aggredito brutalmente e senza alcun motivo nel parcheggio davanti a casa sua. Tra le conseguenze del violento pestaggio subisce anche una perdita totale della memoria. Dopo una lunga convalescenza, decide di ritirarsi a vivere in un magazzino abbandonato, nel retro della Pregiata Tipografia Sella, un tempo appartenuta alla sua famiglia. E il sottoscala, pieno di oggetti e ricordi del passato, “un museo della cianfrusaglia”, diventa il luogo dove vicini e conoscenti vanno a raccontargli sconfitte e piccole rivincite della vita, storie di solitudine, ansie e infelicità. Un campionario malinconico e divertente di perdenti di cui Agostino diventa involontario confessore. La nonna e il nonno Luigi – che ha cercato di trasmettergli la sua passione per il pugilato senza grande successo – per aiutarlo a ricostruire il suo passato, lo frammentano in tanti ricordi, parole scritte su foglietti di carta messi in una boccia di vetro. Ogni biglietto estratto servirà ad Agostino a ricostruire l’intero mosaico della sua vita: il grande amore per Angela, il suo migliore amico Darbe, conosciuto in una palestra di piazzale Insubria, il suo cane e chi ha amato di più: sua madre e suo padre.

 

 

 

ALDO MORO, LO STATISTA E IL SUO DRAMMA

“Moro non era stato mai popolare, non era mai stato un leader ampiamente amato o un capopopolo. Aveva avuto avversari acerrimi e detrattori feroci, ma aveva conservato attorno a sé, nonostante tutto, l’alone diffuso del riconoscimento di un grande disegno. Era stato un politico con una strategia”. È il ritratto che viene fuori dal saggio di Guido Formigoni, “Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma” (Il Mulino). Il rapimento e l’assassinio per mano delle Brigate rosse, nel 1978, hanno finito per concentrare in quella fine tragica la memoria di Aldo Moro. Nell’intento di riscoprire nella sua interezza questo significativo protagonista della storia italiana, il libro ne tratteggia un profilo biografico completo: l’intellettuale, il giurista, il dirigente delle associazioni cattoliche, il costituente, il politico, lo statista. Moro fu il principale stratega del centro-sinistra e della “solidarietà nazionale”, ma anche a lungo guida del governo e della politica estera italiana. La sua esperienza assunse un carattere drammatico non solo per il violento epilogo ma anche per la crescente difficoltà nel tenere assieme Stato e società, innovazione e tradizione, cambiamento e coesione, in un sistema sociale e politico messo a dura prova dalla transizione degli anni Settanta. Guido Formigoni insegna Storia contemporanea nell’Università IULM di Milano. Con il Mulino ha pubblicato “La Democrazia Cristiana e l’alleanza occidentale” (1996), “Storia della politica internazionale nell’età contemporanea” (nuova ed. 2006) e “L’Italia dei cattolici” (2010).

 

STORIA D’ITALIA IN 15 FILM

Roma, 16 set – E se fosse il cinema a raccontare la Grande Storia? Non sono forse Amarcord, Tutti a casa, Palombella rossa, Sandokan e molti altri film il diario delle nostre piccole storie svelate? Alberto Crespi, uno dei più importanti critici cinematografici, rilegge la storia d’Italia in quindici straordinari film, nel saggio (“Storia d’Italia in 15 film”) pubblicato da Laterza. I film raccontano sempre due epoche. Una è quella in cui sono ambientati, il contesto storico in cui si dipana la trama. L’altra è quella in cui vengono realizzati. In 1860 Blasetti descrive il Risorgimento come impresa ‘dal basso’ per creare una continuità con il fascismo, che vedeva come fenomeno rurale e popolare. Cosa che a Mussolini, da un certo punto in poi, non piacque più. Nei libri di Guareschi, Don Camillo è incredibilmente più violento e sanguigno mentre nei film lui e Peppone vengono ammorbiditi e resi simpatici. Perché? È un caso che Tutti a casa di Comencini, film sulla nascita goffa e incompiuta della nostra democrazia, esca nel 1960, l’anno di Tambroni e dei morti di Reggio Emilia? Questo libro parla del fascismo utilizzando Amarcord di Fellini, del ’68 con Sandokan di Sollima, degli anni ’70 con Salò di Pasolini, passando per la caduta del muro con Palombella rossa di Moretti, fino all’attualità politica sconfortante della serie tv Gomorra. Il viaggio sarà lineare e cronologico per quanto concerne gli eventi storici, mentre compirà un continuo andirivieni nella storia del cinema: incontreremo fenomeni come colonialismo, fascismo, Resistenza, dopoguerra in film di epoche disparate, diversissimi fra loro.

 

 

“L’INVENZIONE DELLA TERRA” DI FRANCO FARINELLI

“Che idea avevano della forma della Terra gli antichi, gli uomini del Medioevo e poi i moderni? Come se la immaginavano? E perché se la immaginavano proprio in quella maniera? La questione non è affatto semplice, appunto perché decidere tra le due forme, la piatta e la sferica, è l’atto originario dell’intera riflessione occidentale, nel senso che è proprio intorno a questo problema che la riflessione dell’Occidente sul mondo si struttura, si organizza”. La Terra è spazio, immensa estensione, un quadro generale. È la carta geografica che fornisce l’orientamento per muoversi nelle località più concrete della vita vissuta. Non è stato sempre così. Quando il mondo era molto più piccolo, quando era in gran parte sconosciuto e dunque i territori noti erano solo un parziale anticipo di un altrove terreno misterioso, le rappresentazioni della Terra svolgevano probabilmente un’altra funzione, o la stessa in modi diversi. Erano mappe, ma di cosa? Il libro di Franco Farinelli, “L’invenzione della terra” (Sellerio), racconta l’evoluzione della geografia – dalla Genesi e l’Enuma Elis babilonese alla moderna cartografia – in quanto storia di un progressivo disincanto. Dal Mondo alla carta geografica. Come, attraverso cosmogonie, cosmologie, e cosmografie, il vago e mitico universo-tutto, lentamente e laboriosamente, ha partorito la Terra. Franco Farinelli è nato ad Ortona (CH) nel 1948. Ha insegnato per anni geografia a Ginevra, Los Angeles (UCLA), Berkeley, e a Parigi alla Sorbona e all’Ecole Normale Supérieure. Attualmente dirige il Dipartimento di Discipline della Comunicazione dell’Università di Bologna, e presiede il corso di laurea magistrale in Geografia e Processi Territoriali dello stesso ateneo. Tra i suoi libri: Pour une théorie générale de la géographie, Ginevra 1988; I segni del mondo. Discorso geografico ed immagine cartografica in età moderna, Firenze 1992; Geografia. Un’introduzione ai modelli del mondo, Torino 2003.

 

 

FALKOWSKI RACCONTA I MICROBI, MOTORI DELLA VITA

Per quattro miliardi di anni la Terra è stata abitata solamente dai microbi. Nel brodo primordiale non c’era altro, e il nostro pianeta, in tutto quel lungo periodo, era molto diverso dal luogo caldo e ospitale che conosciamo oggi. Per un lungo, lunghissimo periodo di tempo i microrganismi hanno svolto il loro meticoloso, ostinato, instancabile lavorìo biochimico grazie alle loro sofisticatissime nanomacchine biologiche, trasformando radicalmente in milioni di anni la composizione chimica del pianeta e rendendo in questo modo la Terra abitabile anche per le altre forme di vita, esseri umani compresi, che senza i microbi non avrebbero mai potuto evolversi. “I motori della vita. Come i microbi hanno reso la terra abitabile” di Paul G. Falkowski (Bollati Boringhieri, traduzione di Andrea Asioli) è il libro che ci racconta come sia potuta accadere questa improbabile meraviglia e ci mostra come, ancora oggi, senza i microbi la vita sarebbe del tutto impossibile. I microrganismi sono gli autentici “edificatori” della Terra. Tutti i cicli biogeochimici degli elementi, tutti quei grandiosi movimenti che fanno circolare a livello planetario le sostanze necessarie alla vita, passano necessariamente in un modo o nell’altro dal macchinario cellulare dei batteri. È all’interno degli apparati citoplasmatici di queste creature che avvengono i passaggi cruciali che permettono a tutto il mondo vivente di continuare indefinitamente il proprio cammino nel mondo, tanto che per potersi evolvere gli organismi superiori sono stati costretti a inglobare nelle loro cellule proprio questi piccoli miracoli di efficienza biologica, in una simbiosi vincente che dura ormai da centinaia di milioni di anni. Falkowski ci svela così che tutti noi, in fondo, non siamo altro che un agglomerato evoluto di microbi, e lo fa muovendosi in questo mondo con un umorismo e una competenza incredibili, raccontando con voce felice l’evoluzione da un punto di vista originale e inusuale. Paul G. Falkowski insegna Business and Natural Resources presso l’Institute of Marine and Coastal Sciences della Rutgers University, New Brunswick, New Jersey. Nel 2005 gli è stata attribuita la Medaglia Vernadsky da parte della European Geosciences Union e nel 2010 ha vinto l’ECI Prize, il riconoscimento conferito dall’Ecology Institute; dal 2007 è membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti. Le sue ricerche, pubblicate nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, sono principalmente dedicate ai cicli biogeochimici, la fotosintesi, l’oceanografia e l’evoluzione biologica. Coautore di un apprezzatissimo manuale sulla fotosintesi acquatica, viene pubblicato in italiano per la prima volta con questo libro.

 

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