“Lo conosco da sempre, prima ancora che andasse al Quirinale. Per me è stato una sorta di babbo, un buon papa. Era come dovrebbero e come dovremmo essere tutti. Una persona che ha fatto onore, ma la parola onore forse è troppo pomposa per una persona semplice e profonda come lui, a questo nostro Paese. Nel quale Carlo aveva fiducia, e anche io nel mio piccolo ho fiducia nell’Italia”. Così Roberto Benigni intervistato dal Messaggero al termine dei funerali di Carlo Azeglio Ciampi. E aggiunge: “E’ stato la personificazione di un doppio miracolo. La sua vita è stata un miracolo. Quella vita eccezionale di un ragazzo di Livorno, che ha patito la guerra e poi si è fatto da sé, grazie a una forza di spirito e a una cultura molto vere. Da impiegato di Banca d’Italia a governatore e poi tutto il resto. Mantenendo un tono, una umiltà e una misura ammirevoli” e “il Signore un giorno dev’essersi detto: voglio fare un miracolo agli italiani, ora gli mando il Ciampi! E cosi ha fatto. Che regalone ci ha mandato”, “di certo, abbiamo perduto un tesoro. La perdita è grande, ma è andato via serenamente a 95 anni, dopo aver dato tanto alla famiglia e a tutti quanti. E comunque ha gettato un seme, ha offerto una lezione civile e umana, queste cose si sedimentano, restano”, “penso all’Europa. Ha buttato quel seme e tutti noi abbiamo sempre più bisogno di Europa. Questo è il grande sogno che ci è rimasto, l’unico. Chi chiude la bella porta dell’Europa, elimina la gioia e la sfida di un sogno. Io non credo che i populismi vinceranno”. Il comico inoltre afferma: “Mi piacerebbe essere come lui. Ma non per le cariche, meritatissime, che ha avuto. Per la sua integrità e per la sua onestà. E’ stato un modello”. (Red – 20 set)