Genova, 28 gen – “Metà muore durante il tragitto – afferrma Vignoli – soprattutto i bambini e i vecchi, di stenti, di fame e per i maltrattamenti. Un altro terzo muore in Kazakistan per il freddo e per la fame. Rimangono nella deportazione fino alla morte di Stalin, poi qualcuno di nascosto riesce a tornare”. Agghiacciante il numero dei sopravvissuti in seguito alle deportazioni: circa 200 rientrano in Crimea, ma tutti i loro averi sono stato confiscati dal Governo, così come i documenti. Le contromosse della nostra Ambasciata a Kiev e a Mosca sono senza cuore:”Non avete i documenti? Peggio per voi, arrangiatevi. Non siete italiani”. Oltretutto in Italia fanno finta di niente:”Siete ebrei? No? Allora non interessa. Sono stati i nazisti a perseguitarvi? No? Allora è meglio tacere e nascondere” è il commento delle autorità italiane al riguardo, riportate nel libro. Il volume raccoglie soprattutto le voci dei pochi sopravvissuti allora bambini, oggi over 70.
(Cld/Sis)