(10 ottobre 2016) Perché Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, decise di firmare una dedica molto compromettente a Mussolini, il capo del fascismo italiano, il dittatore che non esitava ad eliminare i suoi oppositori, ricorrendo in qualche caso alla misura estrema dell’omicidio? Il libro di Roberto Zapperi “Freud e Mussolini. La psicoanalisi in Italia durante il regime fascista” (edito da Franco Angeli nel 2013, tradotto in tedesco nel 2016) risponde a questa domanda, spiegando perché Freud sottoscrisse la sua dedica e come non fosse servita a niente. Il volume sarà presentato l’11 ottobre in una conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino (19-20.30), in presenza dell’autore: modera l’incontro – in lingua italiana e tedesca con traduzione simultanea – Gustav Seibt. Poco dopo la dedica del padre della psicanalisi, apparve sul giornale di Mussolini, Il popolo d’Italia, un articolo assai polemico contro Freud, accusato addirittura di nutrire simpatie bolsceviche. Questo articolo di Mussolini ripeteva un’accusa lanciata qualche tempo prima dall’Osservatore romano, l’organo della Santa Sede, che aveva ricevuto l’imbeccata da uno dei più accaniti persecutori di Freud, il tedesco padre Wilhelm Schmidt. Il libro racconta quanto ampio fosse il fronte antifreudiano in tutta Europa, ma anche in Italia, dove nel 1930 la questura di Roma spiccò un mandato di cattura contro Freud, nel caso fosse venuto in Italia, come soleva fare da tanti anni. La campagna antifreudiana coinvolse ovviamente anche i pochi psicoanalisti italiani, che sopravvissero fortunosamente alla persecuzione fascista, finché nel 1938 le leggi razziali non misero a tacere anche loro. (Red)