Trento, 10 ott – Le organizzazioni dei lavoratori dovrebbero sviluppare nell’Euregio studi comuni, ricerche e progetti. Oltre a costruire un ‘catalogo’ comune di posizioni uniformi, obiettivi e soluzioni possibili. Le proposte vengono da Hartwig Rock, responsabile del settore politiche economiche dell’Arbeiterkammer (Camera dei lavoratori) del Tirolo, durante l’incontro promosso da Lares, Laboratorio relazioni sindacali, sulle esperienze a confronto della Sozialpartnerschaft nell’Euregio. Il Sozialpartnerschaft, nato in Austria sulle ceneri della guerra nel 1945, è un concetto consolidato per gli austriaci ed un po’ intraducibile esattamente per gli stranieri. Un “partenariato sociale” che Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino, ha provato a declinare con tre concetti: neocorporatismo, dialogo sociale, concertazione. Nella giornata di confronto, patrocinata dal Gect Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, il segretario generale Valentina Piffer ha ricordato come «il Gect sia pronto a raccogliere nuove sfide e nuovi spunti che emergono da incontri come quello di oggi». Il partenariato sociale è nel 1957 è passato attraverso la creazione di una commissione paritetica per prezzi e stipendi, nel 1992 per un rinnovo del “patto sociale”. Ernst Tuchler del sindacato unico austriaco ha sintetizzato con uno schema un assunto futuro che riguarderà sia Italia che Austria: se la popolazione cresce e non c’è sufficiente crescita economica, diminuirà il reddito medio pro capite e cambierà drasticamente anche la suddivisione della ricchezza. Nelle proiezioni l’Italia parte da 60,8milioni di abitanti nel 2015 a 64,12 nel 2030 e 66,9 nel 2050, con una crescita del 10% ed un complessivo impatto dell’immigrazione del 21,4%. Il trend austriaco parte dagli 8,58milioni di abitanti del 2015, passa a 9,27milioni nel 2030 e arriva a 10,5milioni nel 2050, con una crescita del 22% ed un impatto dell’immigrazione del 30%.
(red)