Renzi ormai lo ripete spesso: se l’Europa non accelera sul migration compact, l’Italia farà da sola. O quantomeno, specifica il viceministro degli Esteri Mario Giro, “inizierà da sola”: l’Italia, spiega il numero 2 della Farnesina, “ha già iniziato il suo progetto, vorremmo utilizzare i fondi del Framework Valletta in dei mini-compact in cinque Paesi africani che abbiamo individuato, cercando di intercettare i flussi in loco creando una volontarietà nel restare, investendo su delle start up per esempio, o intervenendo sulle frontiere, che in Africa sono quasi sempre inesistenti. Il discorso che l’Italia ha fatto all’Europa, spiega Giro, è chiaro: “Se noi vogliamo che i nostri partner africani collaborino con noi, dobbiamo prenderli sul serio e mettere sul tavolo qualcosa che abbia impatto. La cifra di 40 miliardi che l’Europa investe in cooperazione verso l’Africa può sembrare enorme, ma non è maggiore delle rimesse dei migranti africani: non si vede perché allora un presidente africano dovrebbe impegnarsi nel non lasciarli partire”. La soluzione è allora quella di investire, anche privatamente, direttamente nei paesi di emigrazione, per creare un circolo virtuoso in cui ‘vincano tutti’: “Servono miliardi di euro che possano aiutare il nostro sistema economico, aggiungere una parte di investimenti nei paesi di origine, perché non basta la cooperazione e le politiche di sicurezza da sole. Ma questo l’Europa non l’ha accettato: all’inizio abbiamo ricevuto tanti complimenti, poi c’è stata la frenata”.
Eppure, avverte, Giro, oltre al migration compact “non ci sono molte cose sul tavolo” nell’Unione europea. “Siamo di fronte a un fenomeno che probabilmente durerà decenni e che va affrontata strutturalmente, non in via emergenziale. ’idea italiana di cui si sta discutendo lentamente è l’unica soluzione che c’è. Non ce ne sono altre sul tavolo, non è che la Svezia o l’Olanda abbiano un’idea diversa. La Commissione è con noi, il problema come al solito è il Consiglio”. E c’è spazio anche per un pizzico di sarcasmo, ancora sull’Europa: “Con tutto il rispetto, è stato fatto passare come un viaggio epocale quello della Merkel in Africa, quando Renzi c’è stato tre volte. Anche i corridoi umanitari, tutti ne parlano ma solo l’Italia li ha fatti: è un modo per intervenire sulla vulnerabilità delle persone”.
(19 ott – Sis)