Viterbo, 1 feb – Nel processo che ha prodotto nel sistema dell’italiano contemporaneo numerose varietà, la televisione ha svolto un ruolo decisivo. Se negli anni del monopolio RAI (1954-1975), ha agito prevalentemente come “scuola di lingua nazionale” (citando De Mauro), con l’avvento delle emittenti private (1976) si è fatta piuttosto “specchio” degli usi linguistici parlati, medi e comuni (Simone); uno specchio capace non solo di riprodurre, consolidare, amplificare e deformare tendenze linguistiche (magari ancora solo allo stato nascente), ma anche di produrre significative novità, nella veloce e inedita mescolanza di tipi e usi linguistici. Nonostante la riconosciuta centralità dell’italiano televisivo nell’architettura dell’italiano contemporaneo, gli studi sulla televisione si sono finora prevalentemente concentrati sugli aspetti sociologici, antropologici, semiologici e psicologici. Mancava quindi un’analisi linguistica sistematica dell’italiano televisivo considerato nella sua complessità e specificità. A questo ha pensato il Prin “L’italiano televisivo: 1976-2006” i cui risultati vengono presentati dall’Università della Tuscia, in occasione dell’incontro di studi internazionale “L’italiano televisivo. Metodologie di analisi a confronto”, che si tiene oggi e domani a Viterbo, con la partecipazione di esperti di vari generi di comunicazione televisiva, storici dei mezzi di comunicazione di massa e giornalisti. Lo studio – che si è avvalso del contributo di studiosi (linguisti, informatici, sociologi e storici) e dell’Accademia della Crusca – ha costruito un corpus di trasmissioni televisive (dal 1976 al 2006) rappresentativo che è stato analizzato linguisticamente, rapportando i campioni di italiano trasmesso all’italiano standard e neostandard, attraverso una griglia di fenomeni morfosintattici. Domani la giornata di studi sarà anche dedicata al confronto tra studiosi italiani e spagnoli sul tema “L’identità in televisione: Italia e Spagna”.
(Grm)