Nel giorno in cui entra in vigore l’accordo di Parigi sul clima – che prevede un taglio dei gas serra per il 2030 del 40 percento rispetto al 1990 in l’Europa e del 28 negli Stati Uniti – Carlo Barbante, chimico e paleoclimatologo dell’Istituto per le dinamiche dei processi ambientali del Cnr e docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, in una intervista alla Provincia di Lecco, avverte: “Se non vogliamo aumentare la temperatura di più di 2 gradi entro la fine del secolo, come stabilito a Parigi, dobbiamo tagliare subito le emissioni di gas serra. Altrimenti potrebbe essere troppo tardi. C’è una linea di non ritorno, quando non sarà più sufficiente diminuire le emissioni, ma dovremo cominciare a escogitare dei sistemi per togliere l’anidride carbonica dall’atmosfera”. E la linea di non ritorno potrebbe arrivare “tra un paio d’anni”. Lo scienziato sottolinea poi che il surriscaldamento porterà alla diffusione di nuove malattie: “Non è fantascienza. L’estate scorsa in Siberia l’ondata di caldo ha portato alla fusione del permafrost, il terreno congelato. È riaffiorata in superficie una renna morta 40 anni fa per un’infezione di antrace. Il batterio, che riesce a sopravvivere perché si trasforma in spora, si è disperso nell’ambiente, contaminando le renne. Ne è stata colpita anche la popolazione che ha mangiato la carne di quegli animali. Un bambino di 12 anni è morto. Tornano batteri e virus di cui oggi non abbiamo conoscenza: ne sono stati isolati già alcuni. Poi bisogna capire se riescono a sopravvivere e a replicarsi”. Inoltre, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, con l’innalzamento dei mari, città come Venezia potrebbero sparire: “Sì. Il livello del mare si sta alzando di circa 3 millimetri e mezzo all’anno. Gli scienziati sono preoccupati perché nell’ultimo decennio questa velocità sta aumentando, perché si stanno sciogliendo le calotte della Groenlandia e dell’Antartide occidentale. Oltre che mitigare dobbiamo cercare di adattarci: quello che sta facendo Venezia con la costruzione delle barriere mobili è un esempio di adattamento ai cambiamenti climatici”. Inoltre diminuiranno drammaticamente le risorse idriche: “La capitale della Bolivia, La Paz, d’estate riceve circa il 35 per cento dell’acqua dai ghiacciai delle Ande. Un’area dove vive oltre un miliardo di persone, come quella dell’India, del Pakistan e del Bangladesh, dipende dai ghiacciai dell’Himalaya e del Tibet. Quando non ci saranno più, saranno senz’acqua. Sarà un problema mondiale. Entro la fine del secolo non ci saranno più le guerre pe il petrolio, ma per l’acqua”. (4 nov – Red)