Roma, 4 nov – Nei paesi sottosviluppati, ed in particolare in Africa, molti bimbi hanno le mani chiuse per una patologia, la sindattilia, o a causa di ustioni. Ma un semplice intervento di chirurgia plastica può aprirle. Nasce a questo scopo il progetto “Apri una manina” di Aicpe onlus, branca umanitaria di Aicpe (Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica) ed attiva in Togo, Paraguay, Guatemala e, dal prossimo anno per la prima volta, anche in Benin. La sindattilia è una patologia che ha un’incidenza di uno ogni 2500 nati e consiste nella fusione parziale (solo cutanea) o completa (anche ossea) delle dita delle mani e dei piedi. Nel 50% dei casi ha cause ereditarie cromosomiche e spesso è associata a polidattilia, ovvero dita soprannumerarie, anche solo abbozzate. Può essere associata ad altre malformazioni dello scheletro facciale e della colonna vertebrale, esofago, cardiovascolari e reni. “La sindattilia è un difetto che si risolve operando i bimbi già da piccoli, a partire dai 18 mesi: dopo l’intervento utilizzano presto le dita, in quanto nel bambino la ripresa funzionale è veloce – afferma il chirurgo plastico Adriana Pozzi, vice presidente di AicpeOnlus -. Mentre in Italia i bambini sono tutti curati tempestivamente, nei paesi del Terzo Mondo spesso questi casi restano irrisolti. Quest’anno sono stata in missione all’ospedale Saint Jean de Dieu di Afagnan in Togo e abbiamo visto diversi casi in poche settimane”. In Africa, oltre alla sindattilia, i bimbi hanno le manine chiuse anche a causa delle cicatrici da ustione che, spiega Pozzi, “in mancanza di intervento rapido, si retraggono e conducono alla fusione delle dita con il palmo. Le ustioni alle mani sono molto diffuse in quanto i piccoli stanno vicini alle mamme che cucinano su fuochi liberi”. Aicpe onlus, nata nel 2013 con l’intento di sostenere in modo concreto i soci che sono impegnati in prima persona in progetti no profit in giro per il mondo, raccoglie e gestisce i fondi in rapporto ad esigenze specifiche, ma in particolare organizzando missioni periodiche di chirurgia plastica umanitaria.
(PO / red)