“Da una parte questa è una festa di dolore per ciò che è accaduto, ma dall’altro di speranza per come i fiorentini allora hanno resistito”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenendo all’iniziativa per i 50 anni dell’alluvione di Firenze, in corso a Palazzo Vecchio. Renzi ha ricordato “ la relazione fortissima tra il sindaco e la propria citta”, una relazione che a Firenze “viene misurata sul prima e dopo l’alluvione”. La tragedia del 1966“ha segnato la storia di Firenze – continua il premier – e rappresenta uno spartiacque, purtroppo anche negativo”. Secondo Renzi “l’Arno deve tornare a essere l’anima della città” e per questo è necessario “investire in sicurezza”.
GLI ANGELI DEL FANGO – Era il 4 novembre del 1966, ben 35 furono le vittime accertate di quella che passerà alla storia come l’alluvione di Firenze ma l’intero Nord fu drammaticamente colpito con lo straripamento di fiumi in Veneto, Trentino, Friuli. Migliaia di giovani di tutto il mondo diedero vita ad una grande catena di solidarietà, furono chiamati gli Angeli del Fango. Nacque il volontariato e scesero in campo i grandi nomi della cultura e del cinema. Da non dimenticare il documentario di Franco Zeffirelli con l’appello di Richard Burton.
I GEOLOGI: ANCORA RISCHI “L’ alluvione di Firenze rappresentò un vero spartiacque – ha dichiarato Francesco Peduto, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – in quanto in Italia proprio dopo quell’evento per la prima volta fu istituita la Commissione Interministeriale per lo studio della Sistemazione idraulica e della Difesa del suolo, presieduta da Giulio De Marchi da cui prese il nome. A seguito dei lavori della Commissione saranno approvati la costituzione delle Autorità di Bacino e del servizio di protezione civile. Ma quanto oggi in Italia si sia coscienti del rischio derivante dal dissesto idrogeologico non possiamo ancora dirlo se solo pensiamo alla mancata prevenzione ed alle continue alluvioni che registrano vittime e danni anche al patrimonio artistico. Dal 2008 ad oggi, in Italia, la superficie delle aree definite a pericolosità geomorfologica/idraulica è passata dal 9,8% al 15,8% del territorio nazionale. Ben 7 milioni di italiani vivono in aree ad elevato rischio idrogeologico e sono a rischio 35.000 siti archeologici”. (Red – 4 nov)