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Roma: le icone
astratte
di Filippo Rossi

it@withub.it by it@withub.it
4 Novembre 2016
in Archivio speciali - Mostre
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ROMA: LE ICONE ASTRATTE DI FILIPPO ROSSI

La Fondazione Ducci, a Palazzo Cisterna, a Roma, organizza, fino al 20 dicembre, la mostra “Percorsi di luce” dell’artista fiorentino Filippo Rossi che sperimenta materiali nuovi realizzati chimicamente e recuperando l’utilizzo di prodotti naturali come la carta, la tela juta il polistirene estruso ed il legno, riuscendo quindi a dar vita a vere “icone astratte”. In particolare l’artista presenta a Roma la sua ultima collezione di opere, in cui esplora la ricerca della luce attraverso i materiali, l’uso del colore e della foglia oro.  

 

TORINO: I 600 ANNI DEL DUCATO DI SAVOIA

Nel sesto centenario del Ducato di Savoia il Consiglio regionale del Piemonte, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e il Centro Studi Piemontesi, promuove – fino al 31 dicembre – la mostra “Piemonte, bonnes nouvelles – Testimonianze di storia sabauda nei fondi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia”. Allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria, vede per la prima volta esposte oltre cento opere manoscritte e rare a stampa del patrimonio della Biblioteca, di norma non accessibili alla visione, ordinate secondo undici percorsi tematici che spaziano dalle origini della dinastia al culto dei santi e delle reliquie, dalla tradizione militare alle feste di corte. Domani, dalle 14.30 – inoltre – nell’Aula consiliare di Palazzo Lascaris, si svolge il convegno “Savoie, bonnes nouvelles – Studi storici nel 600° anniversario del Ducato di Savoia”, che si protrae venerdì e sabato all’Auditorium Vivaldi della Biblioteca. Con il presidente del Consiglio regionale, il direttore della Biblioteca e il presidente del Centro Studi intervengono numerosi storici. Si segnala, infine, che nell’Archivio di Stato di piazza Castello sarà per la prima volta esposto al pubblico – da oggi al 31 dicembre – il diploma imperiale originale con cui Sigismondo di Lussemburgo, re dei Romani, concesse al conte Amedeo VIII di Savoia e ai suoi successori il titolo di Duca: l’atto di nascita del Ducato di Savoia.

 

MILANO: OMAGGIO A MONGIARDINO

A cent’anni dalla nascita il Comune di Milano dedica una mostra-omaggio a Renzo Mongiardino, architetto d’interni tra i più celebri del secondo Novecento. La mostra “Omaggio a Renzo Mongiardino (1916-1998) architetto e scenografo”, fino all’11 dicembre, nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco di Milano, racconta, attraverso oltre 300 opere, l’intero percorso artistico di Mongiardino, genovese di nascita e milanese d’adozione. In sette sezioni, curate da Tommaso Tovaglieri, con la consulenza di Francesca Simone, nipote dell’architetto, si ripercorre l’intera carriera dell’architetto: la laurea, con Gio Ponti, al Politecnico milanese, i primissimi lavori che ne determinano il successo internazionale raggiunto a partire dagli anni ’60 (con committenti quali Thyssen, Onassis, Agnelli, Rothschild), il cinema, il teatro (Mongiardino realizza, tra le altre, le scenografie per Tosca al Covent Garden, con Maria Callas, e per La bisbetica domata, con Richard Burton e Liz Taylor, entrambe dirette da Franco Zeffirelli). Si arriverà fino alla consacrazione degli anni ‘80 e ‘90, quando l’anziano architetto – alla ricerca di un’utopica città ideale – si cimenterà con la computer graphic. Esposti disegni, bozzetti, maquettes e fotografie fino ad oggi mai mostrati al grande pubblico. Una selezione di oltre 300 studi architettonici e scenografici della donazione Mongiardino è liberamente consultabile all’indirizzo www.comune.milano.it/graficheincomune, il motore di ricerca del Comune di Milano dedicato alla grafica e all’illustrazione libraria.

 

MILANO: MANCINI, GENIO RIBELLE

La Galleria Bottegantica di Milano ospita la mostra “Antonio Mancini. Genio ribelle”, prima personale dedicata all’artista romano (1852-1930), tra i più significativi e singolari artisti dell’Ottocento italiano, talento precoce che fece esclamare al pittore americano John Singer Sargent: “Ho conosciuto in Italia il maggior pittore vivente”. L’esposizione presenta, fino al 18 dicembre, una selezione di 40 opere di Mancini, provenienti da prestigiose collezioni private italiane ed europee, molte delle quali mai presentante al grande pubblico, che ripercorrono le tappe salienti della sua carriera, dagli esordi napoletani al periodo romano, dai soggiorni a Parigi, Londra e Dublino fino agli anni di Frascati. La rassegna analizza inoltre i grandi temi affrontati da Mancini nel corso del suo iter creativo. Questi comprendono non solo i penetranti e noti ritratti di artisti circensi, musicisti di strada e poveri bimbi incontrati nei vicoli di Napoli, ma anche la ritrattistica ufficiale eseguita dietro commissione di alcuni dei più illustri esponenti della società internazionale del tempo, come pure i suoi intimi autoritratti che riflettono sia la giovanile agitazione interiore sia la serenità d’animo raggiunta nella tarda maturità. Colorista geniale, Mancini è noto per i suoi audaci e innovativi metodi di pittura, caratterizzati da un impasto insolitamente spesso, che, soprattutto nella fase matura della sua attività, prevede addirittura l’inclusione di vetro, lana, madreperla e altri materiali liberamente disposti lungo la superficie pittorica.

FIRENZE, SUL “SET” DI BENINATI

La Galleria Poggiali presenta, fino al 13 dicembre, la mostra “Domenica 10 dicembre 2039” di Manfredi Beninati, appositamente concepita per gli spazi della galleria fiorentina. Il titolo della mostra è l’espressione di una data immaginaria, una combinazione impossibile secondo il calendario gregoriano di giorno e data. L’artista palermitano fa riferimento a un’intuizione del 1968 del fisico Gabriele Veneziano, considerato il padre della cosiddetta “teoria delle stringhe” o “teoria del tutto”, che ritiene esistano mondi paralleli che si estendono in diverse dimensioni. Questo immaginario si riflette in una mostra ideata come un set cinematografico (Beninati ha frequentato una scuola di cinema e i set di Cinecittà) in cui crea istanti di interni, stanze sospese, situazioni immaginarie, rese attraverso un percorso che si snoda dall’entrata della galleria tra dieci light box, scatti provenienti dalla ricostruzione reale di uno spazio immaginario. Presentata anche una serie di sculture: una in marmo, mezzi busti, cavalli, cerbiatti, maschere in bronzo e bassorilievi in bronzo e resina in cui Beninati trasferisce la leggerezza del disegno e la delicatezza della luce e dei colori a olio e la vivacità dei colori a spirito, animandoli con diverse patine. In mostra anche una scultura in marmo in cui l’artista “fotografa” e immobilizza la situazione del suo studio a Palermo.

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