Fino al 18 dicembre, alle Gallerie Maspes di Milano, la mostra “Brera 1891. L’Esposizione che rivoluzionò l’arte moderna” ripercorre a 125 anni di distanza quella memorabile esposizione che segnò l’inizio dell’arte moderna grazie al rinnovamento delle tematiche sociali indagate in parte con l’innovativa tecnica della divisione del colore. La rassegna, organizzata in collaborazione con la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, presenta quattro capolavori di Emilio Longoni, Giovanni Sottocornola e Filippo Carcano. Di Emilio Longoni, pittore di Barlassina formatosi a Milano, vi saranno due suoi capisaldi di tematica sociale come L’oratore dello sciopero e La Piscinina, da allora mai più presentati insieme; accanto a essi, si potrà ammirare la grande tela, finora data per dispersa, dal titolo Fuori Porta di Giovanni Sottocornola, e Progresso e ignoranza di Filippo Carcano, caposcuola del naturalismo lombardo, opera successivamente modificata nel soggetto e nel titolo divenuto In tempo di elezioni.
PERUGIA: NELLA “MATERIA” DI BURRI
A conclusione di un centenario che lo ha visto celebrare con decine di mostre e iniziative in tutta Europa e a New York, Città di Castello dedica una grandiosa mostra al suo Alberto Burri, presso gli Ex Seccatoi Tabacco. Con il titolo “Alberto Burri: lo Spazio di Materia – tra Europa e U.S.A.”, fino al 6 gennaio, offre una vasta ricognizione relativa alle più significative tendenze dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra del XX secolo, che sembra possibile coniugare all’arte di Burri sia in quanto tematicamente antecedenti ad essa sia in quanto coeve o successive, con individuati aspetti dialettici di più evidente influenza. Come spiega Richard Armstrong, direttore del Guggenheim Museum in occasione dell’apertura della retrospettiva dedicata all’artista umbro, Burri “ha creato un nuovo tipo di oggetto, simultaneamente pittorico e scultoreo, che ha influenzato successivamente artisti associati col New Dada, il Noveau Réalisme e il Postminimalism”. Accanto ad un nucleo scelto di opere di Burri – circa 20 – dai catrami alle muffe, dai sacchi ai gobbi, dai legni alle combustioni, dai ferri alle plastiche, dai cretti ai cellotex fino al “nero e oro”, è possibile ammirare opere di maestri protagonisti del XX e XXI secolo tra cui Pollock, De Kooning, Calder, Matta, Colla, Rauschenberg, Twombly, Fontana, Manzoni, Klein, Rotella, Christo, Beuys, Kounellis, Pistoletto, Scialoja, Afro, Capogrossi, Kiefer, Mirò, Serra.
NAPOLI: DALL’USA E GETTA AL “DESIGN DELLO STUPORE”
Protagonisti della mostra “Meraviglie e paradossi. Il design dello stupore”, fino al 7 gennaio alla Fondazione Plart d Napoli, sono sei grandi busti realizzati da Andrea Barzini, regista, e Silvio Pasquarelli, architetto, realizzati assemblando piccoli oggetti di plastica appartenenti alla categoria dell’usa e getta. I due autori, grazie ad una ironica operazione a cavallo tra ready made e object trouvé, usano per costruire le loro sculture flaconi, stoviglie, tappi, soldatini… unità minime, perfettamente riconoscibili nella loro forma originaria, che, come fossero surreali mattoncini, vengono stipati a formare precise fisionomie in un ordine che sembra casuale e bizzarro ma che invece, come dimostrano gli schizzi, i disegni preparatori, le foto del backstage, è pensato e controllato fin nei dettagli. Oltre alla componente ludica tipica del ready made, i sei busti vogliono anche indurre ad una riflessione critica sulla società contemporanea e i suoi voraci consumi. Il risultato sono cinque personaggi iconici e allegorici: Il Re Sole, la Guerra, l’Estate, Grace Jones e Donna Felicità, più uno del tutto speciale, che vuole essere omaggio alla città di Napoli, Dà Dà Miracolo, uno stralunato santo che indossa una sontuosa mitria fatta con flaconi di sapone. Fa parte della mostra il cortometraggio realizzato dai due artisti “Preferisco lo stupore”, un raffinato e divertente corto che riprende lo stile dei grandi del cinema come Charlie Chaplin e Buster Keaton.
TORINO, IL CINEMA DI GUS VAN SANT
Dopo la “prima parigina” approda a Torino, fino al 9 gennaio, la mostra “Icone” che ricostruisce la carriera artistica di Gus Van Sant, tra i più interessanti registi statunitensi della scena indipendente, ma capace di confrontarsi in più occasioni con le grandi produzioni hollywoodiane: dalle polaroid degli inizi, agli acquerelli, passando per i dipinti e i cut-up fotografici. Al centro, naturalmente, il suo cinema, con le numerose influenze letterarie, artistiche e musicali che lo contraddistinguono. La mostra, al Museo Nazionale del Cinema (che la produce insieme a la Cinémathèque française di Parigi e la Cinémathèque de Lausanne), tocca le molteplici discipline indagate dal regista di Elephant: fotografia, cinema, pittura e musica. I materiali esposti, eterogenei e preziosi, sono oltre 180 e comprendono stampe fotografiche originali, disegni preparatori per i lungometraggi (in parte non realizzati), cortometraggi inediti, video musicali, making-of e montaggi con le sequenze più celebri e rappresentative tratte dai suoi film. Elementi comuni a tutti i linguaggi sono il paesaggio urbano di Portland (dove vive), gli spazi desertici, le visioni intermittenti, una certa percezione alterata della giovinezza, che apprende dalla vicinanza alle istanze della beat generation.
ROMA: OMAGGIO A STANISLAO NIEVO
Pronipote del celebre Ippolito, Stanislao Nievo è stato una poliedrica figura di autore del nostro Novecento: giornalista, reporter di viaggio, regista, poeta, scrittore, ideatore dei Parchi Letterari ed ecologista ante litteram. Nel decennale della sua scomparsa e per sugellare l’acquisizione del suo ricco fondo archivistico, la Fondazione Ippolito e Stanislao Nievo e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nel suo Spazi900 Bncr, presentano fino al 31 dicembre la mostra “Il mendicante di stelle. Il narrare di Stanislao Nievo tra mito, natura e letteratura. Il percorso espositivo ha il duplice scopo di illustrare i documenti acquisiti dalla Biblioteca e, allo stesso tempo, ripercorrere il percorso letterario e culturale di Stanislao Nievo. Si parte dagli esordi giornalistici e fotografici degli anni di Università, quando in una spedizione in Africa alla ricerca delle tracce del continente scomparso, Lemuria, Nievo racconta la sua esperienza attraverso le immagini dei luoghi, degli animali, e attraverso i reperti raccolti e la descrizione degli incontri avuti durante quell’anno di ricerche. Una sezione della mostra è dedicata alla passione dello scrittore per il cinema che, con la regia del film-documentario Mal d’Africa (1967) – in proiezione nella postazione multimediale – approfondisce i temi della crisi di identità di un continente profondamente sconvolto nella sua storia e cultura, dopo la fine della colonizzazione. È quello del giornalismo e del cinema un lungo apprendistato che fa emergere la vera vocazione di Nievo, la scrittura narrativa. In mostra sono infatti esposti i materiali inerenti a tutte le sue opere, del primo romanzo Il prato in fondo al mare (1975), ricostruzione del naufragio dell’Ercole del 1861, in cui morì il suo illustre avo Ippolito Nievo al ritorno dalla Sicilia dopo la spedizione dei Mille, che vince subito il Premio Campiello.
