Il Giubileo? “Io non ho fatto un piano. Ho fatto semplicemente quello che mi ispirava lo Spirito Santo. Le cose sono venute. Mi sono lasciato portare dallo Spirito. Si trattava solo di essere docili allo Spirito Santo, di lasciar fare a Lui. La Chiesa è il Vangelo, è l’opera di Gesù Cristo. Non è un cammino di idee, uno strumento per affermarle. E nella Chiesa le cose entrano nel tempo quando il tempo è maturo, quando si offre”. Lo afferma papa Francesco in una intervista ad Avvenire, alla vigilia della chiusura dell’Anno giubilare, rilasciata a Stefania Falasca, la giornalista romana sua amica di vecchia data. “Lo Spirito porta avanti i processi nella Chiesa, fino al compimento” afferma ancora il Papa spiegando che sia l’Anno giubilare della Misericordia che la sua azione ecumenica sono nel solco del Concilio Vaticano II che, sottolinea, “per essere assorbito bene dal corpo della Chiesa, ha bisogno di un secolo… Siamo a metà”. E replica a chi lo accusa, come risultato dei suoi numerosi incontri ecumenici, di “svendere” la dottrina cattolica: “Non mi toglie il sonno. Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio. Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c’è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione. Si vede subito che certi rigorismi nascono da una mancanza, dal voler nascondere dentro un’armatura la propria triste insoddisfazione. Se guardi il film Il pranzo di Babette c’è questo comportamento rigido”. Quindi aggiunge: “Se serviamo i poveri insieme, vuol dire che noi cristiani ci ritroviamo uniti nel toccare le piaghe di Cristo”. Per il pontefice occorre “rtornare all’essenziale della fede per riscoprire la natura di ciò che unisce” e “in questo momento storico l’unità si fa su tre strade: camminare insieme con le opere di carità, pregare insieme, e poi riconoscere la confessione comune così come si esprime nel comune martirio ricevuto nel nome di Cristo, nell’ecumenismo del sangue”, “il battesimo è il gesto con cui il Signore ci sceglie, e se riconosciamo che siamo uniti nel battesimo vuol dire che siamo uniti in quello che è fondamentale”. E sui suoi incontri con tutti i primati e responsabili delle Chiese cristiane sottolinea che esso fa parte del cammino del Concilio “che va avanti, s’intensifica. Ma è il cammino, non sono io. Questo cammino è il cammino della Chiesa”, “non ho dato nessuna accelerazione. Nella misura in cui andiamo avanti il cammino sembra andare più veloce, è il motus in fine velocior, per dirla secondo quel processo espresso nella fisica aristotelica”. Inoltre sottolinea: “Continuo a pensare che il cancro nella Chiesa è il darsi gloria l’un l’altro. Se uno non sa chi è Gesù, o non lo ha mai incontrato, lo può sempre incontrare; ma se uno sta nella Chiesa, e si muove in essa perché proprio nell’ambito della Chiesa coltiva e alimenta la sua famedi dominio e affermazione di sé, ha una malattia spirituale, crede che la Chiesa sia una realtà umana autosufficiente, dove tutto si muove secondo logiche di ambizione e potere”. (18 nov – Red)