“Non è in discussione l’Euro”, “piuttosto sono in discussione i tanti euro che si prendono i politici a cominciare dai fondi del Senato che servono ai Cinque Stelle per pagare affitti e bollette”. Così il premier Matteo Renzi, in una intervista al Quotidiano Nazionale, butta acqua sul fuoco dell’incendio appiccato dal Financial Times: se pure vincesse il No, dice, non c’è il rischio di una Italexit. E aggiunge: “Non riesco a immaginare una riforma più ‘rottamatrice’ di questa”, “questa riforma cambia le cose, semplifica, riduce la burocrazia. Dunque è contro la Casta, contro il sistema vigente: non a caso la proponevamo dai tempi della Leopolda”. Sostiene poi che “il populismo non è il problema di questo referendum. Anzi: chi è contro il sistema secondo me voterà per il Sì. Scusi: ma lei ce li vede i cittadini mettersi in fila al seggio per votare contro la riduzione degli sprechi, delle poltrone, degli enti inutili? La gente sa come votare. E la domanda è chiara: io sono molto fiducioso”. Anche sul fronte del centrodestra: “Berlusconi è stato per me incomprensibile. Penso che molti dei suoi elettori, però, voteranno Sì. Perché non hanno voglia di fare vincere gli estremisti nel centrodestra, né di ridare la sinistra alla vecchia guardia né di dare il potere a Grillo. Ho molta fiducia negli elettori del centrodestra italiano. Magari non mi voteranno mai alle politiche, ma vedrete che al referendum saranno in maggioranza per il Sì. Del resto questa riforma l’ha scritta anche Forza Italia prima di cambiare idea”. Tuttavia il premier ammette che la sfida non è facile: “Penso che il referendum si giocherà sul filo dei voti. E che Toscana e Emilia saranno decisive. Per questo passerò anche da Bologna e Firenze. Ma prima mi sembrava giusto salutare gli amici di Piombino, Livorno, Pisa, Reggio Emilia, Modena. Gente tosta, decisiva. La vittoria del Sì dipende dall’impegno e dall’affluenza di questi territori”. Secondo Renzi la vittoria del sì al referendum porterà “più credibilità a livello internazionale: utilissima per cambiare la politica dell’Europa sull’immigrazione. Noi vogliamo cambiare ma abbiamo bisogno di un governo forte, non di un governo tecnico che dice sempre sì ai voleri di Bruxelles. Sul piano interno: più semplicità. Così potremo continuare nella riduzione delle tasse: dopo Imu, Ires, Irap, tasse agricole e 80 euro toccherà finalmente all’Irpef. E regole uguali in tutte le regioni per chi perde lavoro, così da aiutare i disoccupati. Si parla di cose concrete, non di concetti astratti”. E sottolinea: “Io non attacco nessuno. Dico solo che i leader del fronte del No non hanno un’alternativa. Ma sono tutti bravi ad andare contro. Per me la politica si fa per qualcosa, non contro qualcuno”. Renzi smentisce quindi che abbia ora spersonalizzato un referendum che prima aveva personalizzato: “Nessuna marcia indietro. E’ ovvio che io sono in campagna. Ho 41 anni e sono stato chiamato a governare il Paese per cambiarlo. Non sono aggrappato alla poltrona, non ho nulla da chiedere: nel caso in cui le cose vadano male non sarò della partita, dico no agli inciuci. Se metto in gioco tutto è perché penso che l’Italia possa finalmente cambiare. E se cambia le cose vanno meglio per tutti. Detto questo, ci sono centinaia di testimonial per il Sì in questo referendum: sindaci, imprenditori, operai, attori, cantanti, uomini dello sport, gente comune. Siamo quasi a diecimila comitati, migliaia di iniziative. Ma davvero vogliamo lasciare l’Italia ferma al palo anche stavolta? Davvero vogliamo buttar via la possibilità di fare del nostro Paese il punto di forza del cambiamento europeo?”. Quindi precisa che se dovesse vincere il no “Padoan non parla dell’Apocalisse. Dice che ci saranno ripercussioni. E se lo dice lui mi fido perché è persona saggia e razionale. A me non preoccupano i mercati finanziari: quelli se la cavano sempre. Ma i mercati rionali, sì. La gente semplice. Le famiglie che fanno fatica. Mi attaccano per gli 80 euro agli operai e agli impiegati e poi vogliono tenersi i superstipendi del Senato: a me sembra una grande contraddizione. La crisi l’hanno pagata le famiglie, non i finanzieri. Voglio che vinca il Sì anche per evitare l’aumento dello spread e per permettere all’Italia di essere più forte”. (22 nov – Red)