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Addio a Sermonti
grande italiano

it@withub.it by it@withub.it
24 Novembre 2016
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(24 novembre 2016) “A morire vecchi, è vero, si vive di più. Ma non è che si muoia di meno”. Così qualche giorno fa su Facebook si era congedato Vittorio Sermonti, morto ieri sera a 87 anni in un ospedale romano.

Sermonti – che si definiva scrittore, poeta e lettore di Dante – è stato un grande intellettuale italiano. Diceva di ostinarsi a lavorare su Dante, Ovidio e Virgilio – commentandoli, leggendoli alla radio, divulgandoli come nessuno aveva mai fatto – per venire incontro a chi, come lui, avesse conservato una stella filante, un coriandolo almeno di “ragazzità”, che insomma non fosse convinto di aver capito già tutto della vita, degli altri e di sé.

Sermonti affrontava la vita (e la scrittura) con contagioso entusiasmo, con ironia, con impegno e con stile. Della politica pensava che odiare il potere e pretenderlo fossero la stessa passione.
Ultimamente aveva smesso di sorriderne. D’accordo sull’importanza dei fatti, giudicava tuttavia politicamente prezioso il valore indiziario delle parole, soprattutto di quelle che all’uomo pubblico “scappano dette”, e dicono della sua intelligenza, ignoranza, lealtà, volgarità, molto più di quello che vorrebbe e saprebbe dirne lui.

Pochi giorni fa mise a verbale – sempre su Facebook – questa ultima osservazione: “La cieca inappellabilità del discorso politico dei più si fonda su una griglia di dati illusori, certificati dalla più faziosa, boriosa, rabbiosa selezione di informazioni («non me la contano giusta: so io come stanno davvero le cose…»). Faziosità, boria e rabbia che hanno radici profonde nel buio di ognuno, non tollerano il dubbio implicito in ogni scambio di idee, sono il funerale della politica”. E dunque, concludeva Sermonti, “impariamo a dubitare anche di noi, amici cari”.

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