(29 novembre 2016) Si è chiusa all’insegna della “diplomazia solidale” (#supportivediplomacy, #diplomaziasolidale gli hashtag coniati sui social network dell’Ambasciata d’Italia a Khartoum) la prima Settimana della cucina italiana in Sudan. Ospite d’onore, la chef napoletana Flavia Pantaleo, da vent’anni dedita all’insegnamento e alla promozione della cucina italiana e regionale in Italia e nel mondo, autrice de “Il libro dei Pasticci e dei Timballi” (Bonanno Editore, 2016), collaboratrice tra Roma e Catania di associazioni e hub culinari di primo piano come Homefood, CuochePerCaso, MediterraneumLab, VillinoVolterra, e premiata da uno special sul New York Times nel 2015. “La priorità era incontrare i bisogni e le aspettative dei sudanesi comuni, dei businessmen locali, delle istituzioni, su di un terreno congeniale alla sintesi inter-culturale italo-sudanese”, ha spiegato l’Ambasciatore italiano in Sudan Fabrizio Lobasso. È per questo che l’Ambasciata ha organizzato al meglio l’offerta di italianità culinaria per generare il massimo riscontro di pubblico, di stampa e di gradimento tra le centinaia di persone che hanno affollato le sei iniziative organizzate nel corso della Settimana. Nel dettaglio: workshop gratuiti di cucina per chef e ristoratori locali alla scoperta di come preparare un intero menu italiano. Seminari di cucina per la comunità internazionale a Khartoum per fare fundraising a favore dell’Istituto locale per sordomuti. Training per le detenute della prigione femminile di Omdurman, alla scoperta di una nuova professione (fare il pane, produrre biscotti da tè) da utilizzare per un futuro una volta scontata la pena. Proposta di menu italiani in circa 10 tra i ristoranti di maggior successo di Khartoum. Approfittando del programma dell’Agenzia italiana di Cooperazione e Sviluppo a Khartoum (AICS) e del progetto “Protezione e promozione dei diritti dei bambini orfani disabili nella città di Khartoum”, è stato anche dato spazio alla partecipazione di quattro orfane affette da semi disabilità ai vari seminari di cucina, quale prima esternalizzazione psicosociale a scopo curativo al di fuori del presidio correttivo. Esperimento che verrà ripetuto sotto altre vesti in futuro. “Dalla diplomazia interculturale alla diplomazia solidale, la linea che tratteggia il cammino comune italo sudanese su basi paritarie è la medesima – ha aggiunto l’Ambasciatore Lobasso -. Un ruolo, quello italiano, di donatore di una visione al di là dei muri, per un domani sudanese ricco di possibilità: una pacca tutta italiana sulla spalla di chi, come la gente comune, guarda il nostro Paese con immensa riconoscenza e gratitudine”. (Red)
