Nel 2015 il 19,9% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, vive cioè in famiglie che nel 2014 avevano un reddito familiare equivalente inferiore al 60% del reddito mediano; l’11,5% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione individuati; l’11,7% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2014 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. E’ quanto si legge in un report dell’Istat, La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 28,7% (17.469.000 individui) include tutti coloro che si trovano in almeno una delle suddette tre condizioni. Tenuto conto dell’errore campionario associato alla stima, tale quota risulta stabile rispetto al 2014 (28,3%). La quota di persone in famiglie a bassa intensità lavorativa scende all’11,7% nel 2015 (da 12,1% del 2014) ed è associata all’aumento della quota di chi risulta a rischio di povertà (da 19,4% a 19,9%) , mentre la grave deprivazione materiale si mantiene stabile. A livello europeo, nel 2015 l’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce da 24,4% a 23,7% ma sale rispetto al 2014 per Lituania, Cipro, Bulgaria, Paesi Bassi. Il valore italiano si mantiene inferiore a quelli di Bulgaria (41,3%), Romania (37,3%), Grecia (35,7%), Lettonia (30,9%), Lituania (29,3%), Croazia (29,1%) e Cipro (28,9%), ma è molto superiore a quelli registrati in Francia (17,7%), Germania (20,0%) e Gran Bretagna (23,5%), e sostanzialmente allineato a quello della Spagna (28,6%). I Paesi con il livello più basso dell’indicatore sono Repubblica ceca (14,0%), Svezia (16,0%), Finlandia e Paesi Bassi (entrambi 16,8%). (Red – 6 dic)