Potrebbe essere domani l’ultimo giorno del governo Renzi. L’ultimo atto del premier dimissionario in seguito al ko al referendum costituzionale sarà infatti porre la questione di fiducia sulla legge di stabilità al Senato, per portare a casa quella manovra economica che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva chiesto. Le dichiarazioni di voto a Palazzo Madama inizieranno domattina, il voto finale è previsto per le 13.30. Ma anche la decisione di blindare la manovra non ha mancato di suscitare polemiche: Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra Italiana fa notare che “ancora una volta assisteremo all’ennesima forzatura, un governo dimissionario che chiederà la fiducia per far passare il bilancio senza discutere gli emendamenti. Questa manovra invece avrebbe bisogno di modifiche radicali: per esempio restano fuori i soldi per l’Ilva o per i rinnovi dei contratti. C’è un grande senso di irresponsabilità nei confronti del Paese stesso”. Nel pomeriggio, una volta sistemata l’ultima faccenda, Renzi si dedicherà alla direzione nazionale del Pd, che si preannuncia infuocata. Il premier uscente aveva pensato ad andare subito alle urne, forte del 41% comunque conquistato al referendum, ma parte del partito non è con lui: secondo Pier Luigi Bersani “non si vince sulle macerie di un Paese, specie quando si rischia di perdere sulle macerie. Far votare il Paese con due leggi elettorali non coordinate non so come definirlo, specie da chi predica la governabilità. E’ un’eresia totale”. L’ipotesi allora è quello di un esecutivo nuovo, con in ballo i nomi di Gentiloni, Padoan e Grasso come nuovo premier. Con buona pace di Lega e Movimento 5 Stelle, che vorrebbero andare al voto al più presto e con le attuali leggi elettorali. “Dovremmo sederci al tavolo con questi ladri di democrazia? – tuona Alessandro Di Battista – Aprire una trattativa con questi bari? Non esiste! Noi vogliamo occuparci dei problemi reali”.
(Sis – 6 dic)