Roma, 8 feb – Nelle proposte del gruppo di lavoro, si possono evidenziare i seguenti aspetti principali: i rapporti bilaterali fra i paesi dell’UE dovrebbero essere imperniati sulle lingue dei due paesi interessati, piuttosto che su una terza lingua. In ogni paese vi dovrebbe essere un numero sufficiente di persone con un elevato grado di conoscenza della lingua dell’altro paese. L’Ue dovrebbe promuovere il concetto della “lingua personale d’adozione”, da considerare una “seconda lingua materna” e tutti i cittadini europei dovrebbero essere motivati all’apprendimento. Questo apprendimento dovrebbe far parte dell’istruzione scolastica/universitaria e della vita professionale, strettamente legato ad aspetti storici, culturali e letterari. La lingua di adozione, in genere, non dovrebbe essere quella usata per la comunicazione a livello internazionale. Alla base di tali proposte, la considerazione che l’immigrazione ha un impatto sempre crescente sull’aspetto politico, economico, sociale ed intellettuale della vita in Europa. Per gli immigrati, la lingua personale d’adozione dovrebbe essere la lingua del paese in cui hanno scelto di vivere, mentre per quegli europei per i quali la lingua materna ha una posizione dominante nel mondo, acquisire la conoscenza di un’altra lingua di adozione sarebbe particolarmente importante, per evitare di rimanere isolati nel monolinguismo. Per garantire che questa diversità linguistica venga mantenuta, i paesi dovrebbero creare una organizzazione comune cui affidare il compito di promuovere la conoscenza reciproca della lingua e della cultura degli altri. (Iil)