Cosa dovrebbe fare Renzi? “Non sta a me decidere il suo futuro. C’è una discussione aperta nel Pd, che non ha certo bisogno dei miei consigli. Ma non si può fare finta di niente, come se il voto referendario non ci fosse stato; bisogna leggerlo e dargli una risposta adeguata in termini di nuove politiche. La priorità non può essere il ponte sullo Stretto; la priorità è la messa in sicurezza del territorio, e lo dico oggi che la Camera ha appena approvato all’unanimità il decreto sul terremoto. E poi dobbiamo ripartire dal Sud: Gentiloni ha fatto bene a istituire un nuovo ministero. E al Sud servono investimenti pubblici e privati sulla scuola, sull’università, sulla ricerca e per creare lavoro”. Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini in una intervista al Corriere della Sera nella quale inoltre sottolinea: “Una discontinuità c’è, ed è evidente: lo stile del presidente del Consiglio, che è stato notato da tutti, anche in Aula”, “anch’io mi sarei aspettata qualche segnale in più di cambiamento. Colgo però nel premier questo differente modo di relazionarsi. Ora il Pd dovrà cogliere il malessere del Paese che si è manifestato con il referendum. Altrimenti saranno altri a farlo, a loro modo: con slogan efficaci ma non praticabili; con ricette che non funzionano”, come l’uscita dall’euro e la gestione dell’immigrazione, “bisogna essere maturi e generosi, capire che la posta in ballo è troppo grande. Bisogna saper guardare oltre. Se alle prossime elezioni si vuole vincere non c’è altra alternativa che tornare insieme, e ritrovare il terreno comune. Se no ci dobbiamo assumere la responsabilità che al governo vadano altri”. E aggiunge: “Apprezzo lo sforzo di Pisapia. Però prima che di alleanze dobbiamo parlare di programmi. Io mi voglio alleare innanzitutto con le persone che ho incontrato nelle periferie delle grandi città, allo Zen, al Corviale, a Quarto Oggiaro, a Scampia, dove tornerò lunedì prossimo. Persone che resistono, aggregano, combattono il degrado e lo spaccio. Lì sono i laboratori di politica. Si fa più politica lì che nelle riunioni in cui si parla di alleanze e di schemi. Ci dobbiamo alleare con i soggetti che danno risposte a problemi concreti, e anche con i delusi che non ci credono più ma aspettano un richiamo: se gli proponi qualcosa di utile e di importante, sono pronti a esserci. Non cadiamo nella trappola dell’alleanza precostituita. Questo approccio non funziona”. Quindi rimarca: “Mi auguro che la sinistra, e soprattutto il Pd, riprenda il dialogo con le forze sociali, con i corpi intermedi. Le riforme vanno bene quando si coinvolgono i sindacati, che hanno il compito di trasferire a chi è al potere le istanze delle persone, e di spiegare alle persone il senso delle riforme che hanno condiviso. Altrimenti si crea il cortocircuito. E si verifica il paradosso per cui riforme che stabilizzano decine di migliaia di persone, come quella della scuola, finiscono per creare molti disagi”. E aggiunge: “Il governo precedente ha fatto cose positive, come la legge sulle unioni civili, ma anche altre su cui il nuovo dovrà aggiustare il tiro. I voucher del Jobs act hanno creato ancora più precariato: bisognerà rimetterci le mani in tempo utile. I grandi patrimoni devono pagare di più; il lavoro deve essere meno tassato. E’ questo che deve fare la sinistra, piuttosto che togliere l’imposta sulla prima casa a chi, possedendo grandi proprietà, potrebbe pagarla. I giganti del web devono pagare le imposte nei Paesi in cui fanno affari d’oro, non là dove le imposte sono più basse. La sinistra si deve riappropriare dei suoi valori che ha considerato desueti: combattere le disuguaglianze, lottare contro le nuove forme di schiavitù, tra i migranti ma anche tra gli italiani. E arginare i danni della globalizzazione, che ha creato un nuovo esercito di espulsi: lavoratori cui vengono negate la dignità, la sopravvivenza”. E alla domanda se lei si candida a riorganizzare l’area a sinistra del Pd. Boldrini risponde: “E’ una sfida di tutta la sinistra, in cui il Pd è il partito più grande. Una volta letto il malessere sociale, bisogna creare dei correttivi. Il Sud e i giovani hanno votato in massa No, non solo per amore della Costituzione, ma per protesta verso il sistema che li esclude”.
