“Il referendum ha chiuso una stagione che si era aperta nel ’91 con i referendum di Segni. Ora il Pd deve mettere in campo un’iniziativa come soggetto federatore di un centrosinistra nuovo, che aggreghi forze, energie e intelligenze, e che vada oltre la vocazione maggioritaria. E’ venuto il tempo di raccogliere il meglio del modello Milano”. Lo afferma Maurizio Martina in una intervista al Corriere della Sera nella quale il ministro dell’Agricoltura, esponente della componente del Pd “Sinistra è cambiamento” che conta una cinquantina di parlamentari e ha sostenuto la maggioranza, apre alla proposta di “Campo progressista” lanciata nei giorni scorsi dall’ex sindaco Pisapia: “In questi anni ci sono state diverse sensibilità ed energie che si sono unite e hanno prodotto buona amministrazione, un avanzamento del welfare e un alto tasso di civismo. Credo si debba unire il riformismo dei diritti e della partecipazione, che ha fatto capo a personalità come Pisapia e Massimo Zedda, e il riformismo delle opportunità, che ha interpretato al meglio Renzi” e “il Pd deve mettersi al servizio di un progetto in grado di unire esperienze diverse. Dove si possano riconoscere anche tanti moderati che rifiutano le logiche di Salvini e Meloni”. Sostiene quindi che “Renzi è ancora un’energia fondamentale. Poi, naturalmente, un grande partito come il nostro non può fare a meno di una forte coralità e pluralità”. E giusto anticipare il congresso? «Lo deciderà l’assemblea di domenica. Congresso o meno, dobbiamo confrontarci in modo aperto prima di tutto sulle idee”. E aggiunge: “E’ giusto mettersi in discussione, ragionare degli errori e delle cose che non hanno funzionato. Parto dai giovani e dal Sud. Dal tema che riguarda la generazione dei giovani adulti, tra i 25 e i 40 anni: è una questione gigantesca quella legata ai figli, che hanno prospettive più precarie dei genitori. E rifletto su alcuni nodi irrisolti come scuola e partite Iva”. Interrogato sul nodo del Jobs act quindi sottolinea: “La riforma del lavoro ha prodotto innovazioni che meritano un’analisi profonda. Molte cose devono essere ancora fatte, penso in particolare alle politiche attive. Sui voucher io penso che sia giusto intervenire”. (16 Dic – Red)