Roma, 13 feb – Il Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni ha espresso il suo “disappunto” e “condannato senza riserve” il silenzio con cui il ministero della Giustizia evita di affrontare la vicenda dei detenuti italiani che, condannati all’estero, stanno scontando la pena in Italia in applicazione della Convenzione di Strasburgo del 1983 per i quali non è prevista l’applicazione dell’indulto. Alla fine di dicembre il Garante aveva inviato, su questo problema, una lettera all’allora Ministro Clemente Mastella e ai sottosegretari Li Gotti e Manconi, chiedendo “un’iniziativa legislativa che consentisse di applicare l’indulto anche a questi detenuti”. A sollevare il caso era stata una lettera, inviata al Garante da alcuni reclusi del carcere di Rebibbia. Nodo della discordia, l’articolo 12 della Convenzione che afferma che “ciascuna parte può accordare la grazia, l’amnistia o la commutazione della condanna conformemente alla propria Costituzione o ad altre leggi”. Secondo una interpretazione giurisprudenziale, poiché l’articolo non parla dell’indulto questo non sarebbe applicabile ai detenuti rientrati in Italia a scontare la pena. Un altro orientamento assimila, invece, l’indulto alla commutazione prevista nell’articolo 12. Il mancato riferimento all’indulto sarebbe dovuto al fatto che non tutti gli ordinamenti riconoscono l’istituto. Tesi sostenuta dal ministero della Giustizia in una nota del 2006 sulla vicenda di Silvia Baraldini.
(Grm)