E’ stata posticipata al 5 febbraio la chiusura della mostra “Versus. La sfida dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno”, curata da Andrea Bruciati, Daniele De Luigi, Serena Goldoni. La mostra – allestita a Modena presso il Palazzo Santa Margherita – è a ingresso gratuito, ed è organizzata e prodotta dalla Galleria civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con l’associazione Le Arti Tessili. L’esposizione espone fotografie e disegni di 125 artisti che ripercorrono gli ultimi cento anni della storia dell’arte, dal 1915 al 2016: accanto ad opere di molti tra i protagonisti del Novecento, punto di riferimento irrinunciabile per le successive generazioni, provenienti dalle raccolte della Galleria civica e da importanti collezioni pubbliche e private, sono esposti lavori di artisti emergenti, nati tra il 1979 e il 1990, realizzati espressamente per l’occasione e che sono entrati a far parte della collezione del museo. Tra gli artisti in mostra Claudio Abate, Marina Abramovic & Ulay, Vito Acconci, Vincenzo Agnetti, Adriano Altamira, Franco Angeli, Stefano Arienti, Eugéne Atget, Olivo Barbieri, Gianfranco Baruchello, Gabriele Basilico, Enrico Baj.
ROMA, “AMABILI RESTI”: IL MONDO IN UNA STANZA
La mostra “Amabili resti” dell’artista Benjie Basili Morris a Roma, presso la Mirabilia Art Gallery di Giano del Bufalo in via di san Teodoro 14, si protrarrà fino al 18 gennaio con finissage venerdì 13 gennaio dalle 18. “La mostra – spiega lo stesso artista – è ispirata al tema della Wunderkammer o Camera delle Meraviglie, ovvero a quell’ambiente particolare presente in dimore del 16° – 17° secolo, dove venivano conservate meraviglie naturali e oggetti bizzarri con la finalità di sorprendere e destare ammirazione. Mi è sembrato interessante incrociare il tema della Wunderkammer con quello della Vanitas: ho quindi concepito una serie di dipinti ad olio e di nature morte di piccole dimensioni – collocate all’interno di teche o di campane di vetro – come fossero reperti di un museo di storia naturale, dove teschi, ossa, piccoli animali imbalsamati sono rappresentati tra fiori, frutta e oggetti di uso comune”. Benjie Basili Morris, sin dagli esordi – dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma – ha alternato, nel proprio linguaggio, la pittura che si ispira alla grande tradizione italiana e spagnola del periodo barocco, alla performance, al video e alla fotografia, mostrando che al di là delle tematiche, delle tecniche e dell’approccio fortemente teatrale, il suo universo è essenzialmente attuale, ma fuori dalle strette categorie della contemporaneità e destinato a trascendere i confini di spazio e di tempo. Lo scorso maggio ha ideato un evento presso l’ex Studio del Canova – oggi atelier di Luigi Ontani, artista con cui ha già collaborato in passato – concepito come un doppio sconfinamento temporale e spaziale tra diversi ambiti e stili nel segno del dialogo atemporale.
MILANO, TOBIA RAVA’ DIPINGE LA MATEMATICA
Una grande personale di un artista interessante ed enigmatico. Si chiama “L’arte e la matematica” la mostra allestita a Milano (Casa Museo Spazio Tadini) dal 19 gennaio al 19 febbraio. Un percorso suggestivo di opere intrise dei misteri di cui Tobia Ravà attinge sia dalla sua storia personale che dagli studi di semiologia delle arti all’Università di Bologna con maestri come Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Nei segni e nei loro riferimenti simbolici, nei loro significati e significanti, negli arcani numerici, ma anche letterali c’è tutto il mondo di questo artista di origini ebraiche. Un artista del paesaggio, ma anche dell’astrazione. Ogni opera è rappresentazione e racconto. Le origini linguistiche dell’artista costituiscono le basi di partenza dell’elaborazione del suo lavoro di ricerca. I suoi lavori pittorici diventano paesaggi interamente composti da numeri: sono, un continuo gioco tra il segno, il suo significante e il relativo significato. L’immagine diventa segno, anzi è essa stessa segno e non ne può prescindere. “Il mio lavoro trae ispirazione dall’applicazione della ghematrià e dai riferimenti alla Kabbalah – spiega Tobia Ravà –. Un lavoro di ricerca che dagli studi di Luria alla sequenza di Fibonacci mi ha portato anche alla scoperta di una congettura matematica: facendo una riduzione teosofica (riduzione iterativa del risultato della somma delle singole cifre di un numero alla sua radice numerica) ho riscontrato che ogni 24 numeri si presenta la stessa sequenza”. “Tobia Ravà ci ricorda che tutto ciò che la scienza può produrre può essere solo immaginato dalla mente – precisa Melina Scalise curatrice della mostra insieme a Francesco Tadini-. Un aspetto interessate che conferisce alla struttura del pensiero, agli aspetti cognitivi della visione e della creatività un’importanza basilare non solo per comprendere il lavoro di un artista, ma anche l’invenzione tecnica e scientifica”.
A TORINO LE MERAVIGLIE DEL MONDO
Si intitola “Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia” la mostra che offre la possibilità di ripercorrere un momento straordinario per la nascita delle collezioni di Casa Savoia. L’esposizione è ospitata al primo piano della Galleria Sabauda di Torino e rimarrà aperta al pubblico fino al 2 aprile. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento si forma il primo ricchissimo nucleo delle raccolte di pittura, scultura e oggetti preziosi di Casa Savoia, che da subito godettero di grande fama internazionale. Il 30 agosto 1580 moriva il duca Emanuele Filiberto e saliva al trono il figlio diciottenne, Carlo Emanuele I, regnante per ben cinquant’anni, fino al 1630. Ambizioso, colto, amante delle lettere, delle arti e delle scienze, il giovane duca – sulla scia delle scelte intraprese dal padre, che nel 1563 aveva trasferito la capitale sabauda da Chambéry a Torino – si prodiga per un importante rinnovamento culturale ed artistico della città. Attraverso l’imponente lavoro dell’erudito Emanuele Filiberto Pingone, il duca assicura alla propria famiglia una tradizione di ascendenza sassone che si fa risalire al mitico antenato Beroldo, presunto padre di Umberto Biancamano e nipote di Ottone II di Sassonia (955-983) e punta a consolidare il ruolo dei Savoia come paladini della fede, grazie anche alla presenza, a Torino, della Santa Sindone. In questo contesto, la nuova capitale sabauda doveva assumere un’immagine in grado di competere con i principali centri europei, puntando innanzitutto l’attenzione sulla “zona di comando”, dove nel 1584 si ponevano le fondamenta del Palazzo ducale.
“LA COLLEZIONE GELMAN”: DAL MESSICO A BOLOGNA
Fino al 26 marzo Bologna ospita la mostra “La Collezione Gelman”, tra le più importanti raccolte d’Arte Messicana del XX secolo in cui primeggiano Frida Kahlo e Diego Rivera. Nell’esposizione, allestita a Palazzo Albergati, è narrata la “Rinascita messicana” (1920-1960) e la storia degli artisti che ne sono stati protagonisti. La Collezione Gelman nasce nel 1941 quando Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, due emigrati dall’Est Europa, si incontrano e si sposano a Città del Messico: Jacques era un ebreo russo di San Pietroburgo, emigrato in Francia dopo la rivoluzione d’ottobre e arrivato nel 1938 in Messico, dove fa fortuna producendo i film comici di Mario Moreno, il Charlie Chaplin messicano. Nel 1943 Jacques commissiona a Diego Rivera il ritratto di Natasha: è l’inizio di una lunga avventura e di una grande Collezione. I coniugi Gelman iniziano a collezionare le opere dei più grandi artisti messicani, tra cui María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo e Ángel Zárraga. Nella loro Collezione entrano anche le opere di Frida Kahlo e Diego Rivera, destinati a diventare tra le più famose coppie di artisti del mondo, sia per le loro opere che per la loro infinita, intensa e distruttiva storia d’amore. Come scriverà Frida nei suoi diari: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego”. Alla collezione si aggiunge una “chicca” assoluta: per la prima volta sono esposti gli abiti dei più grandi stilisti di fama internazionale che si sono ispirati a Frida Kahlo: Gianfranco Ferrè, Antonio Marras, Valentino sono solo alcuni nomi della moda che hanno voluto partecipare a questa mostra.