Padova, 10 gen – Sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense “Emerging Infectious Diseases” è stato appena pubblicato l’articolo dal titolo Dolphin Morbillivirus Associated with a Mass Stranding of Sperm Whales, Italy che descrive la presenza dell’infezione da Dolphin Morbillivirus (DMV) nei tre esemplari di capodoglio Physeter macrocephalus, tutti di sesso femminile, che vennero rinvenuti spiaggiati lungo le coste abruzzesi nel settembre 2014, oltre che nel feto della femmina di maggior età. L’articolo è frutto della collaborazione fra il team scientifico dell’Università degli Studi di Padova coordinato dal Professor Sandro Mazzariol, l’Università degli Studi di Teramo, il Centro di Referenza Nazionale per le Indagini Diagnostiche sui Mammiferi Marini Spiaggiati, l’IZS dell’Abruzzo e Molise “G. Caporale”, l’IZS del Lazio e Toscana “M. Aleandri” e l’IZS della Puglia e Basilicata. Questo studio, reso possibile grazie a un finanziamento ad hoc del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, nasce dalla costante attività del Cetaceans’ stranding Emergency Response Team, un’unità di pronto intervento istituita dallo stesso Ministero al Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova (BCA) per intervenire e coordinare gli interventi in caso di morie anomale e spiaggiamenti di massa in Italia e nel Mediterraneo. Nel caso in questione, ad esempio, il cranio di uno degli esemplari è stato preparato dal personale del Dipartimento ed è ora visibile al Museo di Storia Naturale di Ferrara. «Dopo aver trovato il virus in questa specie e in una circostanza anomala come uno spiaggiamento di massa» spiega Sandro Mazzariol «stiamo cercando di capirne il suo ruolo nell’accaduto, comparando tutti i reperti e dati emersi durante questi due anni di indagini che hanno coinvolto numerose istituzioni italiane e straniere». Nel corso degli ultimi 25-30 anni, il DMV si sarebbe reso responsabile di almeno quattro eventi di mortalità collettiva fra i cetacei del Mediterraneo occidentale, con particolare riferimento alle popolazioni di stenelle striate (Stenella coeruleoalba), di tursiopi (Tursiops truncatus) e di globicefali (Globicephala melas). Tuttavia, l’agente virale in questione, notoriamente dotato – al pari di tutti gli altri morbillivirus – di un elevato potere patogeno, nel corso degli ultimi 5-6 anni ha prodotto casi a esito letale in specie ritenute non particolarmente suscettibili all’infezione. (Com)