Dal suo gesto si è messo in moto un domino nei trapianti rendendo compatibili cinque coppie. Sono già tre in Italia, e presto potranno salire a cinque, le catene di trapianti di rene effettuate a partire da un donatore samaritano. L’ultimo a farlo, a dicembre, è stato un panettiere vicentino di 56 anni che parla della sua decisione che ha permesso di salvare ben 5 vite. “Quando sei giovane pensi a cosa farai nella vita – afferma in una intervista a La Stampa -. Alla mia età cominci a ragionare su cosa lascerai di te. Con questo gesto, credo di aver fatto più di tante parole. Sapere di aver salvato altre vite non ha prezzo. Mi iscriverò all’Aido, l’associazione dei trapianti, per donare i miei organi anche da morto”. E, nella sua intervista a La Stampa, parla della situazione che lo ha spinto su questa strada: “Vedevo un mio cliente, amico di mio fratello, in dialisi da anni, patire tante sofferenze. Quando ho saputo che nessuno della sua famiglia era compatibile per la donazione, due anni fa, ho iniziato a informarmi, decidendo alla fine di farmi avanti”, “dopo aver iniziato un’infinità di analisi e test psicologici, si è scoperto che quella persona, per una serie di altre patologie di cui soffre, non poteva sottoporsi al trapianto. A quel punto, i medici mi hanno ringraziato per quello che avevo comunque fatto, dicendomi però che se volevo, sarei potuto andare avanti donando il rene a un’altra persona. Spiegandomi che il familiare incompatibile avrebbe potuto donare il suo rene a un’altra persona e così via. Allora mi sono detto: se anziché salvare una vita posso salvarne cinque, perché no?”, “mi hanno fatto tutti gli accertamenti possibili. Poi, sono stato ricoverato otto giorni per l’intervento, ma non ho avuto nessun problema a riprendere subito la vita di prima. Ho chiesto di poter fare l’espianto non più tardi dei primi di dicembre, per poter essere pronto a infornare i dolci delle feste natalizie. E così è stato”. Nella sua intervista al Quotidiano Nazionale il panettiere racconta di non aver avuto paura: “No, ero tranquillo. Erano agitati la mia compagna e mio fratello, lui ha anche visto le auto partire dal Pronto soccorso a sirene spiegate con il mio rene”. E ironizza: “Ho anche avuto l’occasione di fare un check up completo e del tutto gratuitamente”. E il cliente che non è stato trapiantato? “E’ venuto a trovarmi e mi ha chiesto come stavo. Gli ho risposto che avevo ancora un po’ di mal di schiena. Poi ci siamo guardati negli occhi, non sono servite altre parole. Ci siamo dati la mano e abbracciati. Sapeva che mi ero mosso per lui”. Nella intervista a La Stampa spiega anche di sentirsi molto bene: “Bevo poco di mio, ma comunque assolutamente no, non devo seguire alcuna dieta. Basta sottoporsi a un controllo ogni tanto”. (11 Gen – Red)