(30 gennaio 2017) Sulla lotta per eliminare le mutilazioni genitali femminili “l’Italia è riuscita ad armonizzare le iniziative diplomatiche a favore dei diritti delle donne con interventi di cooperazione, promuovendo strategie a tutto campo” ma i risultati ottenuti, seppur importanti, “non sono definitivi”: anzi, devono essere considerati “reversibili finché non diventano patrimonio culturale e civile radicato”. Così Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, aprendo la conferenza internazionale “BanFGM” sulla messa al bando delle mutilazioni genitali femminili, organizzata alla Farnesina dall’ONG “Non c’è pace senza giustizia”, in collaborazione con il ministero degli Esteri e con l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. “Il mio auspicio – sottolinea il sottosegretario agli Esteri – è che il nuovo quadro delle relazioni internazionali che rischia di essere pesantemente condizionato dalla prevalenza delle istanze unilaterali e dalla svalutazione degli strumenti multilaterali non comprometta la possibilità del nostro Paese di proseguire in questo impegno”. Ci sono dei rischi “che corriamo e su cui dobbiamo vigilare”, avverte Della Vedova, dalla “legge recentemente approvata dalla Duma per depenalizzare le pene domestiche” alle parole di “Trump sulla legittimità della tortura in funzione antiterroristica”. La conferenza, in programma oggi e domani, secondo il sottosegretario agli Esteri, “ci permette di riaffermare l’impegno italiano nella lotta contro ogni forma di violenza contro le donne e le bambine”. “Un impegno da sempre condiviso tra istituzioni e società civile e in relazione al quale siamo coinvolti sul piano nazionale e internazionale”, ha continuato Della Vedova. A partire “dall’adozione nel dicembre 2012 della prima rilevante risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite sulle mutilazioni genitali femminili” grazie alla quale “si sono registrati progressi con un’accentuata sensibilità comune sul tema”, ha ricordato il sottosegretario agli Esteri. Fino ad arrivare, sul piano nazionale, alla legge 7 del 2006 sulle disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitali femminile. Il tema dei diritti delle donne, ha sottolineato Emma Bonino, non riguarda “una minoranza da tutelare ma una maggioranza protagonista di cambiamento”. L’ex ministro degli Esteri e fondatrice dell’organizzazione internazionale “Non c’è pace senza giustizia”, ringrazia tutti gli Ambasciatori italiani in Africa e ricorda che l’Italia “sta aprendo due nuove ambasciate”, in Guinea e in Niger, che “saranno due nuovi supporti nel processo a sostegno dei diritti della persona”. “Non vogliamo dare lezioni ad altri”, chiosa Bonino ricordando però che “esistono delle linee rosse, delle questioni inviolabili” che vanno oltre “culture e traduzioni, delle pratiche nefaste che vanno superate”. Necessario quindi “rinnovare lo sforzo – ha proseguito Della Vedova – per superare quelle logiche che considerano certi comportamenti come ordinari perché radicati nella cultura locale”. Un lavoro costante che “vede protagonisti anche gli uomini – ha sottolineato il sottosegretario della Farnesina – e che necessita di uno sguardo più ampio: il ruolo centrale delle donne rispetto allo sviluppo economico e sociale delle comunità”. Lavorare in questo senso “è non solo doveroso ma saggio e lungimirante” conclude Della Vedova ricordando che “l’empowerment femminile è il driver della cooperazione italiana”. Secondo Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, è fondamentale che “la volontà dei governi marci in sinergia con il lavoro della società civile” con un insieme di “idee che hanno come scopo quello di ottenere risultati”. E il risultato principale, afferma Belloni, “è affermare la libertà della scelta dell’individuo”. Ma se da una parte “le mutilazioni sono diminuite”, dall’altra “c’è ancora molta strada da fare”, ha detto il segretario generale del Maeci, e soprattutto sul piano “dell’educazione, della consapevolezza che le donne devono avere”. (Sip)